La Spagna che non sapeva vincere

Spagna campione d'Europa 1964

Spagna campione d'Europa 1964

I successi negli Europei 2008 e nel Mondiale 2010, sommati a quelli del Barcellona nelle coppe, hanno fatto della Spagna il top del calcio mondiale. Metamorfosi incredibile per una squadra, fino a quattro anni fa, storicamente abbonata a delusioni e sconfitte, con la gloriosa eccezione dell’Europeo 1964.
Nel 1960, nell’edizione inaugurale della Coppa Europa, la nazionale spagnola era stata costretta da Francisco Franco a non disputare il quarto di finale contro la nazionale sovietica, che avrebbe poi vinto il torneo. Stranamente l’Uefa anziché sanzionare il ritiro della Spagna voluto dal regime fascista del Caudillo, assegna agli spagnoli l’organizzazione della fase finale dell’Europeo 1964. E quando a qualificarsi per la finale di Madrid sono Spagna e, manco a dirlo, Unione Sovietica, anche Franco è costretto ad accettare la sfida con la squadra emblema del comunismo.
Con due nazionali ridotte, loro malgrado, a vessilli di due regimi politici, è chiaro che nella finale del 21 giugno 1964 in palio c’era ben più della seconda edizione della Coppa Europa. Enorme la pressione del governo spagnolo sui propri giocatori, che non potevano permettersi una sconfitta in casa davanti agli stati generali della nazione. La leggenda vuole che il commissario tecnico iberico Jose Villalonga, che aveva portato il Real Madrid al successo nell’edizione inaugurale della Coppa Campioni, per caricare e rassicurare i suoi prima della partita, disegnò un campo sulla sabbia e mise delle pietre nelle posizioni dei suoi giocatori e delle pigne in quelle dei sovietici: “Voi tutti sapete bene che le pietre sono più forti delle pigne”. Il messaggio era inequivocabile: è contemplata solo la vittoria.
Se l’Urss campione uscente poteva vantare fuoriclasse assoluti come il Pallone d’oro 1963 Lev Yashin, il capitano Valentin Ivanov, il bomber Igor Chislenko, la Spagna non era da meno: Luisito Suarez aveva vinto il Pallone d’oro nel 1960, il grande portiere basco Iribar, le bandiere di Real e Barcellona Amancio e Fusté erano campioni di livello mondiale. Sulle tribune l’atmosfera che si respira è a metà tra il campionato mondiale dei pesi massimi e i cento metri di Jesse Owens alle Olimpiadi di Berlino del 1936: più tensione che entusiasmo. La Spagna è tutt’altro che paralizzata e dopo appena sei minuti sblocca il risultato con Jesús María Pereda, bravo ad approfittare di un errore della retroguardia sovietica su un cross di Suarez. Ma nemmeno due minuti più tardi Khusainov zittisce il Bernabeu, piegando le dita a Iribar con un gran tiro dal limite. Si resta sull’1-1 sino a sei minuti dalla fine, quando Marcelino Martinez di testa è bravo a girare nell’angolo un pallone irraggiungbile da Yashin. ECL EUROPA

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