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Conte sbrocca, il Napoli pure

I post partita delle italiane rappresentano il fuoco d’artificio finale della prima serata della 4a giornata della fase gironi dell’Uefa Champions League 2019-20. Serata che già in campo aveva regalato spettacolo e emozioni. Bastino per tutti gli otto gol del pareggio tra Chelsea e Ajax, con gli olandesi capaci di andare avanti 4-1 a Stamford Bridge, per poi farsi raggiungere sul 4-4, grazie anche a due rigori trasformati da un implacabile Jorginho.

Rimonta ugualmente sorprendente quella di Dortmund, dove l’Inter chiude il primo tempo sul 2-0, per poi venire sconfitta 3-2 dal Borussia. Dopo i primi 45 minuti giocati alla perfezione dai nerazzurri, capaci di passare subito in vantaggio con un bellissimo assolo di Lautaro Martinez e poi di raddoppiare con Vecino che chiude al meglio un’azione corale partita dalla propria difesa. Ci pensa poi Handanovic a spegnere sul nascere la reazione tedesca. Si arriva all’intervallo con un copione ben definito: Borussia in tilt e Inter in pieno controllo. Nella ripresa va in onda un’altra partita: i nerazzurri si arroccano in difesa, lasciando campo ad avversari ben contenti di poterli mettere all’angolo. Hakimi dimezza lo svantaggio dopo sei minuti. al 63’ ci pensano Candreva e Brozovic a trasformare una rimessa laterale a ridosso del proprio calcio d’angolo in un assist d’oro per il neo entrato Paco Alcacer, che regala a Brandt la palla del 2-2. Al 77’ Hakimi passeggia sulle macerie nerazzurre e sigla il definitivo 3-2. Un crollo collettivo inspiegabile, senza attenuanti, che il tecnico ha provato a tamponare con gli innesti di Sensi, Lazaro e Politano (subito infortunato), senza riuscirci. La delusione per un trionfo tramutato in tracollo per colpe proprie ha avuto la meglio su Antonio Conte nel dopo partita: “Ai giocatori non posso dir nulla, sono stanco di ripetere sempre le stesse cose, che è un percorso di crescita, che è uno step. Abbiamo programmato ma potevamo programmare molto meglio. Dico sempre le stesse cose, ci venisse qualche dirigente ogni tanto a spiegare”. Evidenti le allusioni a una rosa ridotta, ma essersi privati di Nainggolan, Perisic e Icardi è stata una scelta che Conte non ha certo subito, così come è difficile dipingere a inizio novembre una squadra logorata dai troppi impegni, quasi si fosse ad aprile. L’impressione è che il desiderio e la convinzione di Conte di poter avere la meglio in campionato sulla Juventus, inutile girarci intorno, abbiano ricevuto un duro colpo in occasione dello scontro diretto perso a San Siro. Da quel momento, vuoi per proteggere i propri giocatori, vuoi per salvaguardare la propria immagine vincente, Conte non ha perso occasione per evidenziare i limiti della rosa a disposizione e sottolineare i miracoli dei ragazzi (e quindi i propri). Un alibi discutibile ed evitabile, che anziché alleviare la pressione ha finito per schiacciare lo stesso allenatore, ormai prigioniero di parole e ruolo in commedia. Servirà tutta l’abilità di Conte per fare un passo indietro, senza ammetterlo, e ricompattare squadra, tifosi e società, riportando entusiasmo al posto di un vittimismo che non fa onore all’ottimo lavoro svolto sinora. I nerazzurri restano padroni del proprio destino: due vittorie nelle prossime due partite assicurano la qualificazione agli ottavi. Impresa non impossibile in un girone dove il Barcellona continua a deludere: 0-0 al Camp Nou contro lo Slavia Praga.

Classifica più tranquilla ma situazione ancora più esplosiva a Napoli, dove i partenopei non riescono a superare il Salisburgo, complici l’imprecisione degli attaccanti nelle conclusioni, il momento no di Koulibaly (che regala il rigore del provvisorio vantaggio agli austriaci) e la sfortuna che impedisce alla gran giocata di Insigne di entrare in rete (pallonetto da oltre 30 metri che colpisce l’incrocio dei pali, rimbalza sul portiere e finisce fuori). L’1-1 arriva grazie a una prodezza di Lozano, che trova il pari con un bel rasoterra dal limite. La squadra crea tanto, sbaglia parecchio e non è certo aiutata dagli episodi. La scelta del ritiro, imposta dal presidente De Laurentiis a squadra e allenatore dopo l’ultima sconfitta in campionato, ha sollevato la tensione e creato una contrapposizione netta. Concetto emerso nelle dichiarazioni a bordo campo, a fine partita, del capitano Insigne, che ha chiarito con chi stanno i giocatori: “Dobbiamo continuare a lavorare e seguire l’allenatore”. Detto, fatto: Ancelotti non si presenta in sala stampa per le interviste di rito, imitato da Llorente, il giocatore designato per l’occasione. Una scelta forte, che rende espliciti malumori e divergenze, acuiti da esternazioni e incursioni del presidente, che hanno creato fastidio alla squadra ma soprattutto imbarazzo al tecnico, palesemente ridimensionato agli occhi di giocatori e tifosi. La decisione finale di non raggiungere il ritiro al termine della sfida di Champions, non è chiaro se sia stata autorizzata preventivamente dal club. Di certo a Castel Volturno sono andati solo Ancelotti e i suoi collaboratori, non i giocatori rientrati a casa con le proprie auto. Atmosfera incandescente che promette di regalare nuovi capitoli, nonostante il Napoli abbia la qualificazione a portata di mano. La classifica del girone E vede infatti il Liverpool primo con 9 punti, uno più dei partenopei, mentre il Salisburgo segue a quota 4 e il Genk, sconfitto 2-1 ad Anfield, chiude a quota 1.

Negli altri gruppi da segnalare il 2-0 esterno del Lipsia in casa dello Zenit e il 3-1 del Lione sul Benfica, che assicurano a tedeschi e francesi le prime posizione del girone G. Il 4-4 di Londra tiene aperti tutti i giochi nel girone H, con Ajax, Chelsea e Valencia a quota 7, sei lunghezze avanti al Lille, mestamente ultimo dopo il 4-1 rimediato al Mestalla. LECHAMPIONS EUROPA