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E dopo Karius, Adrian

Il bluff è durato 97 minuti. Poi si è scoperto che il Liverpool campione del mondo e d’Europa in carica puntava a qualificarsi ai quarti di Champions senza un portiere. L’impresa era far saltare il muro tirato su da Simeone davanti alla porta di Oblak, non certo coprirsi le spalle contro il catenaccio dei Colchoneros. Errore. Pagato carissimo. Perché anche una squadra votata all’indietro tutta come l’Atletico può punire la difesa migliore del mondo, se sbilanciata e priva di un estremo difensore all’altezza. L’Atletico l’aveva, il Liverpool no, costretto a schierare Adrian al posto dell’infortunato Alisson.
Nell’assedio inglese Oblak si è esaltato: 14 parate su 25 conclusioni e dove non è arrivato lui ci ha pensato la traversa a salvarlo su Robertson al 66′. E se non avesse concesso i gol di Wijnaldum al 43′ e di Firmino al quarto minuto dei supplementari avremmo commentato un fenomeno soprannaturale.
Molto più terra terra i numeri e la prestazione del collega Adrian, che contro i connazionali ha fatto il possibile per giustificare le zero presenze con le Furie rosse. Difficile che a 33 anni, dopo una serata del genere, possa colmare la lacuna.
L’assist a Joao Felix che regala al 97′ il primo gol a Llorente, riporta alla memoria i disastri di Karius nella finale di Champions 2018 contro il Real. La goffaggine con cui si tuffa al 105′ e al 120′ sulle altre conclusioni di Llorente e Morata tolgono ogni dubbio: nessuno può togliere a Karius quel che è di Karius, ma da oggi il Liverpool ha un nuovo portiere che non dimenticherà facilmente ma di cui dovrà sbarazzarsi a fine stagione.
Non si tratta di una serata storta. L’imbarazzante prestazione di Adrian, scarto del West Ham rilanciato come riserva di Alisson dopo la partenza di Mignolet a inizio stagione, sorprende solo in parte. La riserva di Alisson aveva dato pessima prova di sé anche nella sfida persa dai reds col Chelsea in FA Cup all’inizio di un mese in cui si è passati dal sogno del treble a un tris di debacle: il 3-0 a Watford che ha interrotto dopo oltre un anno la striscia di imbattibilità in campionato; l’eliminazione dalla Coppa d’Inghilterra per mano del Chelsea e ora l’addio alla Champions. Alla squadra di Klopp resta la Premier, dove solo un’interruzione per l’emergenza Coronavirus – che per ora in Inghilterra continuano a ignorare – può negare ai reds un titolo che manca da trenta anni. Per l’Atletico la conferma che con Diego Simeone in panchina i risultati arrivano. Per lo spettacolo rivolgersi altrove, ma serate come quella di Anfield accrescono il mito e la venerazione dei Colchoneros per il loro totem argentino.

Nell’altro ottavo esce il Borussia Dortmund, sconfitto 2-0 al Parco dei Principi di Parigi dal Psg, grazie alle reti di Neymar e Bernat nel primo tempo. Sfida giocata a porte chiuse, con i tifosi di casa fuori dallo stadio a celebrare, incuranti dei divieti. Scene imbarazzanti quanto l’esultanza di Neymar e compagni che fanno il verso al baby fenomeno Haaland. Caduta di stile in quella che un tempo era la capitale della moda. LECHAMPIONS EUROPA