Maradona (Napoli) e Zico (Udinese)

L’Europa è sempre meno Italia League. L’incapacità delle squadre italiane di ottenere risultati positivi nelle competizioni continentali – l’Inter, come in campionato, fa storia a sé – e viene confermata dai risultati della terza giornata della fase a gironi dell’Europa League 2010-11. Dopo le sconfitte in Champions League di Roma e Milan, arrivano quelle di Palermo e Sampdoria, accompagnate dai pareggi poco gloriosi di Juventus e Napoli contro Salisburgo e le riserve del Liverpool, ultimo nel campionato inglese.

La serie A ormai è un torneo decadente, che non ha nulla a che vedere con quella sorta di Nba calcistica che era il campionato italiano negli anni Ottanta. Un torneo che poteva vantare la presenza contemporanea di Maradona, Zico e Platini e di tutte le maggiori stelle mondiali: Falcao, Socrates, Boniek, Passarella, Krol, Dirceu, Edinho, Uribe, Hateley, Toninho Cerezo, Rummenigge, Stromberg, tanto per citarne alcuni. Da quell’All-Star game domenicale si è passati a uno spettacolo di second’ordine, sempre meno attraente come certificato dal costante calo dei tifosi sugli spalti.

E se in campionato ci possiamo illudere – come in Scozia, Portogallo, Olanda fanno da sempre – quando arrivano le coppe il richiamo alla realtà è brusco e impietoso. Il livello di competitività della serie A è ormai paragonabile a quella della Ligue 1 francese, perché quello è il gap che separa le squadre di vertice di questi tornei dalle migliori formazioni della Premier League inglese, della Liga spagnola, della Bundesliga e, ormai, anche della Premier League russa.

Un declino progressivo, mitigato in parte dall’abilità tattica dei tecnici italiani ma che sempre più spesso viene messo a nudo dalla differenza di ritmo e intensità agonistica mostrata dalle rivali straniere. Non è un caso che Milos Krasic, dopo la preparazione svolta in Russia col Cska Mosca, abbia avuto sulla Juventus e sugli avversari l’impatto di un tornado, senza bisgno di tempi particolari di adattamento o inserimento. Forse solo il primo Ruud Gullit aveva esibito una differenza di passo simile. E che questo cambio di marcia non sia una peculiarità del solo (ottimo) Krasic è confermato dal 3-0 con cui i suoi ex compagni del Cska Mosca hanno espugnato il Barbera di Palermo, schiantando la formazione di Delio Rossi, al momento una delle realtà migliori della serie A. I rosanero dopo tre partite hanno già accumulato due sconfitte e si trovano terzi a quota 3, in un gruppo che oltre al Cska (primo a punteggio pieno), comprende due squadre mediocri come lo Sparta Praga (cui è rimasto solo il nome) e il Losanna (nemmeno quello). Incredibilmente il Palermo rischia di venire eliminato in un girone che avrebbe dato speranze di qualificazione anche a una formazione cipriota o bielorussa. Con quelle sì, il gap si è ridotto.

Gianni Serra

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