Samuel Eto'o e Andres Iniesta
Samuel Eto'o e Andres Iniesta festeggiano il gol qualificazione

Difendi con tutta la squadra per 183 minuti e poi un campione s’inventa un colpo da biliardo, azzera il tuo lavoro, riscrive la storia. E tu, che hai solo difeso, devi attaccare ma non hai più tempo.
Chelsea-Barcellona doveva essere una sfida bellissima. E’ stata invece una battaglia: dura, emozionante, drammatica, intensa. Per questo ancora più memorabile.
Un peccato che una partita del genere, con tanti campioni in campo e due fuoriclasse in panchina, rischi di essere ricordata per l’arbitro. Tom Henning Ovrebo con le sue decisioni ha lasciato un’impronta. Negati ai padroni di casa due rigori netti: nel primo tempo per fallo di Daniel Alves su Malouda, almeno un metro dentro l’area, e sanzionato con un calcio di punizione dal limite; a fine partita per un evidente tocco di mano di Piqué. Più discutibili gli interventi su Anelka, Drogba (che ha forse pagato il fatto di essersi tuffato per l’intero incontro: al lupo al lupo e non ti crede più nessuno) e la deviazione con l’avambraccio di Eto’o sull’ultimo tiro della partita. Anche il Barcellona può lamentarsi per la scelta del direttore di gara norvegese di non punire coi cartellini i ripetuti i falli tattici dei padroni di casa; per la scelta di ammonire anziché espellere Essien per un’entrata a gamba tesa; per il rosso diretto a Abidal al 66′ per un contatto involontario tra il suo ginocchio e il tallone di Anelka lanciato a rete. A Roma il terzino francese non ci sarà e con lui in tribuna anche Dani Alves, già diffidato e ammonito per un fallo stupido. Ma le recriminazioni potrebbero proseguire sino alla gara di andata, dove il tedesco Stark dopo aver permesso a Mikel e Essien di randellare a centrocampo, aveva platealmente evitato una seconda ammonizione al connazionale Ballack, consentendogli di scendere in campo nella gara di ritorno. Decisioni importanti ma non decisive. Non meno degli errori di mira Drogba che sia al Camp Nou che a Stamford Bridge ha avuto sui piedi i palloni per finire il Barcellona. Autentici matchpoint sprecati come solo Federer sa fare quando incontra Nadal. La rabbia dell’ivoriano a fine gara nei confronti di Ovrebo si può spiegare anche così: se l’arbitro avesse fatto il proprio dovere e fischiato almeno uno dei rigori reclamati dal Chelsea, i blues non dovrebbero ricordare gli errori del proprio centravanti e sarebbero impegnati nella ricerca di un hotel a Roma.
Quegli errori hanno vanificato il piano tattico pressoché perfetto messo in piedi da Guus Hiddink. L’olandese esce dalla doppia sfida come un autentico gigante della panchina. E’ stato capace, impresa mai riuscita ai suoi colleghi in questa stagione, di annullare l’attacco del Barcellona. Sia all’andata che al ritorno. Perché quando i tuoi avversari dopo 20 minuti arrivano ad avere il 70% del possesso palla ma perdono 1-0 senza aver mai tirato in porta, puoi dire di aver capito tutto di loro e di come renderli inoffensivi. Come possa il Chelsea far andare via un allenatore così è incomprensibile. Meno chiacchiere dello Special One o di Felipao ma ancora più sostanza. Sotto la sua guida Essien, già ottimo, è diventato il miglior mediano incontrista al mondo, capace di annullare Steven Gerrard nei quarti ma anche di trovare gol memorabili come il missile sotto la traversa che all’8′ aveva messo il sigillo sulla qualificazione del Chelsea, dopo averlo già fatto a Torino contro la Juventus negli ottavi. Hiddink ha anche ridisegnato il cuore della difesa costruito da Jose Mourinho (né Grant né Scolari avevano osato tanto): al fianco di John Terry ha preferito Alex a Carvalho, creando una così una delle migliori coppie di difensori centrali del pianeta, per sfruttare anche le doti balistiche del brasiliano, capace di colpire dalla lunga distanza. Ha avuto il coraggio di mettere in panchina Anelka quando da centravanti, sotto Scolari, andava alla media di un gol a partita e di rimetterlo in campo nel ruolo di ala per allentare la pressione delle difese su Drogba. Un mago della tattica e della gestione degli uomini, che ha dimostrato anche eleganza e compostezza nell’accettare un’eliminazione difficile da digerire per il modo in cui è maturata: «C’erano tre rigori netti e i ragazzi pensano che non averli dati sia stata un’ingiustizia. Mi spiace perché dovevamo chiudere prima la partita, le occasioni le abbiamo avute, a prescindere dai rigori non fischiati, ma le abbiamo mancate».
Vincere avrebbe concesso al Chelsea l’opportunità di prendersi una rivincita sullo United per la finale persa a Mosca un anno fa. Sarebbe stata anche la conferma che tra la miglior difesa e il migliore attacco prevale sempre la prima. Nel calcio non si inventa nulla: la filosofia di Nereo Rocco è ancora attuale e vincente.
Almeno sino al gol di Andres Iniesta. La gemma del numero 8 catalano è il premio al coraggio e alla filosofia di Guardiola, più vicina a quella del suo primo maestro Johan Cruyff e, per restare in casa Milan, di Arrigo Sacchi. Il Barcellona è stato esemplare nel non rinnegare mai il suo credo tattico, fatto di mille passaggi e di un pressing sugli avversari a ridosso della linea di metà campo. Anche il Barcellona costruisce, come il Chelsea, i successi sulla difesa. Ed è qui la differenza tra il Barca di Guardiola e quello di Rijkaard, il primo difende alto e pressa gli avversari nella loro trequarti, il secondo li aspettava nella propria per poi cercare di lanciare le punte in contropiede. L’amore per il bel gioco è nel dna dei blaugrana, ma giocar così bene, così veloce lo si era visto solo con Cruyff. Quando al 65′ l’arbitro ha espulso il terzino sinistro Abidal, Guardiola si è chinato a riflettere. Nessun cambiamento: il 4-3-3 diventa 3-3-3 con Gerard Piqué che gioca venticinque minuti da Beckenbauer. Nato a Barcellona, prelevato nel 2004 a 17 anni dalla cantera del Barca dal Manchester United, che lo gira in prestito al Real Saragozza e poi lo rimanda a casa per cinque milioni di euro, dopo avergli preferito Ferdinand e Vidic. Nell’ultima mezzora questo globetrotter di 22 anni si prende cura in difesa dell’intero centrosinistra del campo e appena può anziché passare, parte palla al piede per non lasciare i compagni in avanti in inferiorità numerica. Non quelli dietro, quelli davanti. Lo vedi concludere in modo fiacco davanti a Cech e poi un attimo dopo commettere fallo da rigore nella sua area. Piqué è ovunque. Così come Xavi, ma non è una sorpresa, che deve fare per sé e i troppo timidi Busquets e Keita. Si arriva al novantesimo col Barcellona sotto di un gol, un uomo in meno, senza aver mai visto un lancio lungo. Nessuna disperazione, una compostezza quasi suicida che trasuda orgoglio: se usciamo lo faremo a modo nostro. Una testardaggine che viene premiata al 93′. Sembra la millesima triangolazione inconcludente della serata: Dani Alves dalla destra lascia partire l’ennesimo cross sbilenco che viene controllato (male) da Eto’o quasi sulla linea di fondo, il camerunense riesce ad appoggiare all’indietro su Messi che guarda, aspetta, e serve al limite dell’area l’unico compagno libero: Iniesta. La risposta catalana a Paul Scholes (si incontreranno in finale) di prima intenzione mette in gol di esterno destro all’incrocio dei pali. Splendido. A fine gara Guardiola dirà: «Abbiamo sempre cercato di fare gioco ma non abbiamo creato molto. Era difficile contro il Chelsea, mancavano 25 minuti noi eravamo in 10 e loro continuavano a stare dietro, ma non abbiamo mai mollato, abbiamo continuato a giocare sempre e alla fine è arrivato il gol». Partita finita? No. C’è ancora spazio per la reazione del Chelsea: il tiro di Ballack, il braccio di Eto’o, le proteste del tedesco e di Drogba, l’ammonizione dell’ivoriano già sostituito con l’ex Belletti da venti minuti. Mancavano Thierry Henry e Rafa Marquez (infortunati), Charly Puyol (squalificato): nessuno se n’è accorto. ECL EUROPA

Champions League 2008-09 – Semifinale ritorno, Londra – Stamford Bridge

CHELSEA-BARCELLONA 1-1 (1-0)

Chelsea: Cech, Bosingwa, Alex, Terry, Ashley Cole, Lampard, Essien, Ballack, Anelka, Drogba (Belletti dal 72′), Malouda. Allenatore: Hiddink
Barcellona: Valdes, Dani Alves, Yaya Toure, Gerard Piqué, Abidal, Sergio Busquets (Bojan dall’85’), Xavi, Keita, Messi, Eto’o (Sylvinho dal 90′), Iniesta (Gudjohnsen dal 90′). Allenatore: Guardiola

Arbitro: Tom Ovrebo (Norvegia)

Reti: Essien al 9′, Iniesta al 93′
Ammoniti: Dani Alves, Eto’o; Essien, Alex, Ballack. Espulso: Abidal al 66′

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