Birhanu Taye

Birhanu TayeA oggi nemmeno Wikipedia sa chi è Birhanu Taye. Tantomeno la sua storia. Il sito della Confederazione oceanica l’ha raccontata e merita di essere ripresa. Originario dell’Etiopia, orfano di madre e col padre lontano da casa per lavoro, finisce in Sudan, affidato, assieme alla sorella, a dei parenti. Non ha la possibilità di andare a scuola e quando ha dieci anni inizia a lavorare come lustrascarpe. Grande fan dell’Arsenal, il calcio è l’unica distrazione da una vita che con un eufemismo si può dire complicata. Dopo un paio d’anni, preceduto dalla sorella, si trasferisce come rifugiato a Wellington in Nuova Zelanda dove viene praticamente adottato dalla famiglia di Patricia Dimairho, arrivata anni prima dallo Zimbabwe in cerca di fortuna.
I grandi parchi comunali della capitale neozelandese danno a Taye la possibilità di continuare a giocare a pallone. In uno di questi viene notato dal tecnico delle giovanili dell’Island Bay United: “Aveva 12-13 anni, ma si vedeva già che era superiore a ragazzi di 5-6 anni più grandi di lui. Vedeva il gioco, ambidestro e deciso nei contrasti”.
Dai prati del parco al campo d’allenamento del’Island Bay il passo è immediato, così come la progressione che lo porta al Team Wellington. Qui viene notato da un altro scout: Giovani Fernandes, direttore dell’Accademia calcistica del Pacifico, partner dell’Oceania Football Confederation (equivalente oceanico dell’Uefa), che lo invita a trasferirsi a  Christchurch, per far parte del programma dell’Accademia di istruzione (presso la Lincoln High School) e gioco (nel Twenty 11 Football Club). E’ cambiato tanto per Taye ma non il suo status che resta quello di “rifugiato”. L’11 giugno 2013 la Federcalcio neozelandese riesce a fargli ottenere la concessione di un passaporto al compimento dei 18 anni, passaggio necessario per poter uscire dai confini nazionali. Ne approfitta subito lo Sporting Braga, finalista dell’Europa League 2012, che lo invita per un provino, lo fa allenare con le giovanili e gli offre un contratto. Dall’Africa al Portogallo passando per la Nuova Zelanda: nessuna scorciatoia, ma Taye non si ferma. ECL OCEANIA

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