Quattro ma potevano essere otto. Non fosse stato per un grande Casillas il Real Madrid avrebbe abbandonato Anfield e la Champions League 2008-09 con il peggior passivo della sua storia. Invece grazie al suo portiere limita i danni, rimediando “solo” una delle batoste più rotonde mai subite in Europa. Sono tre le squadre simbolo della Coppa Campioni-Champions League: Milan, Real Madrid e Liverpool. Con i rossoneri stranamente fuori dalla competizione, la sfida tra spagnoli e inglesi rappresenta la quintessenza della Coppa, la vera gara di cartello di questi ottavi. Prestigio e nobiltà consolidate che la fanno preferire a Manchester United-Inter, match che deve molto del suo fascino al confronto tra gli allenatori Ferguson e Mourinho.
Ma quando ci sono di mezzo Real e Liverpool nessun singolo – e in entrambe le squadre ce ne sono di formidabili – può rubare la scena a simili colossi del calcio europeo: due squadre capaci di vincere assieme ben 15 Coppe Campioni.
Insomma in questi ottavi non si affrontavano solo Gerrard e Raul o Torres e Cannavaro. Ad Anfield le serate di coppa portano con sé e tengono sempre vivo il ricordo delle gesta dei Dalglish, Souness e Rush così come al Bernabeu rivivono quelle di Di Stefano, Gento, Puskas ma anche di Santillana e Butragueno. A livello continentale solo il Milan può vantare un carisma simile, un passato così ingombrante e, allo stesso tempo, stimolante. Questa sfida – che aveva avuto stranamente un unico precedente nella finale della Coppa Campioni 1981 – mette di fronte due leggende.
Dopo la vittoria strappata dal Liverpool nella gara di andata al Bernabeu grazie a un gol di Benayoun a otto minuti dal termine, scontato attendersi un Real aggressivo e determinato a ripetere l’impresa del 2000 quando aveva eliminato lo United di Alex Ferguson espugnando l’Old Trafford 3-2. Ma Anfield e il Liverpool, quando c’è di mezzo questo torneo, sono un’altra cosa. Dopo cinquanta secondi Torres mette in crisi i connazionali e si procura il primo calcio d’angolo. E’ solo l’anteprima di quel che avverrà. La prima mezzora è un assedio: il Liverpool pressa a tutto campo, attacca a testa bassa, investendo letteralmente la squadra di Juande Ramos. I due centrali di centrocampo, Gago e Lassana Diarra, non riescono a intercettare un pallone né, tantomeno, a fermare un avversario; dopo pochi secondi la linea di difesa è già alle corde: Cannavaro e Pepe subito in affanno e con loro Sergio Ramos e Heinze alle prese con avversari apparentmente sempre in superiorità numerica. Difficile vedere a questi livelli un divario di intensità simile: Mascherano e Xabi Alonso hanno sempre la palla tra i piedi e un attimo dopo mettono in moto Torres, Kuyt, Babel e Gerrard, con Fabio Aurelio sulla sinistra e, soprattutto, Arbeloa sulla destra che vanno a incrementare la pressione sulla difesa avversaria. Undici contro undici? L’impressione è che in campo ci siano cinque giocatori in maglia bianca e una ventina in completo rosso. Incredibile la carica agonistica dei padroni di casa. A vedere Gerrard e Carragher suonare la carica e spronare i compagni, sembra di ammirare i leader di una squadra che ha perso la gara di andata con due, tre gol di scarto e vuole provare a rimontare andando in rete dal primo minuto. Ti aspettavi una lotta a centrocampo ma si gioca solo negli ultimi trenta metri davanti a Casillas. Una veemenza che coglie di sorpresa i ragazzi di Juande Ramos, abituati nella Liga ad affrontare il più delle volte avversari intimiditi, quasi ossequiosi. Raro vedere giocatori di esperienza come Raul e Cannavaro annichiliti da una così straripante esibizione di forza e convinzione.
L’1-0 arriva al 15′ per merito di Torres che mette dentro un assist di Kuyt, dopo che Casillas con la punta del piede gli aveva negato il gol qualche istante prima. Il portiere non può nulla contro il rigore trasformato al 28′ da Gerrard, concesso per fallo di mano (spalla) di Heinze. Il numero uno di Spagna evita il 3-0 deviando sopra la traversa un tiro all’incrocio di Mascherano dai venti metri. Sneijder dalla distanza ricorda a tutti che in campo c’è anche Pepe Reina (riserva di Casillas in nazionale) che si distende in tuffo sulla sua destra per deviare la punizione dell’olandese. La partita non si riapre e non si vede come il Real possa riaprirla. Il giocatore più in forma della squadra non c’è: l’olandese Huntelaar, arrivato a gennaio dall’Ajax, dopo alcune settimane di ambientamento, è esploso nelle ultime partite andando regolarmente a segno ma non era stato inserito nella lista dei 25 da Ramos. E’ forse l’unico rammarico per l’ex tecnico di Tottenham e Siviglia cui avrebbe fatto comodo, soprattutto nella gara di andata, un centravanti più efficace di Higuain. Il primo tempo si chiude sul 2-0 ed è un risultato che non dà la dimensione di cosa si è visto nei primi quarantacinque minuti: un’esecuzione. Ci fossero dubbi sull’esito della partita, Gerrard li spazza via dopo due minuti: sulla sinistra Fabio Aurelio lancia Babel che vola via e dal fondo mette indietro per il capitano che di piatto piazza in rete di prima intenzione. Super. Velocità, tecnica, potenza. In questa azione c’è tutto il Liverpool di questa sera, quello che quasi mai si è visto in campionato con Benitez in panchina. Partita finita. Anzi, no: c’è spazio per il giovane talento locale Jay Spearing (al posto di Gerrard) e all’88’ c’è gloria anche per Andrea Dossena, entrato tre minuti prima per concedere il bagno di applausi a Fernando Torres. Il terzino azzurro sigla il 4-0, mettendo la firma in un tabellino storico e togliendosi la prima soddisfazione di una stagione per lui finora negativa. Pagato quasi dieci milioni di euro, Dossena era stato presentato con Robbie Keane come uno dei grandi colpi di mercato di Benitez. Ma se il mancato utilizzo dell’irlandese veniva contestato dai tifosi, al punto che Benitez a gennaio ha preferito rispedirlo al Tottenham per togliersi il fastidio di doverne giustificare le esclusioni (incomprensibili ai più), i pochi minuti concessi all’ex terzino dell’Udinese erano sempre troppi per chi lo aveva bollato come “inutile”, “pacco”, “danno”, “pericolo”, per limitarsi ai commenti più generosi. Tutto cancellato: la firma nella Real-quaterna equivale a un indulto. E al 92′ anche il brasiliano Lucas, altro bersaglio dei tifosi, sfiora la riabilitazione andando vicino al 5-0 su assist di Kuyt, ma il tiro viene deviato. Quattro possono bastare. ECL EUROPA

I commenti
Rafael Benitez (tecnico Liverpool): «Il Real non gradisce essere attaccato e noi questo abbiamo fatto nella prima mezzora. Non avevano tempo di pensare e fare nulla. Lo so che in Spagna pensano che io sia un difensivista ma basta guardare ai 119 gol che abbiamo segnato la scorsa stagione per vedere che non è vero».
Juande Ramos (allenatore Real Madrid): «Siamo delusi. Abbiamo subito due gol molto presto e ho dei dubbi su entrambe le segnature: c’era un fallo di Torres sul primo e il rigore non c’era. Ma diamo atto che il Liverpool è stato eccezionale e ha meritato il passaggio del turno».

UEFA Champions League 2008-09 / Ritorno ottavi di finale – Liverpool, Anfield Road

LIVERPOOL-REAL MADRID 4-0 (2-0)

Liverpool: Reina, Arbeloa, Skrtel, Carragher, Fabio Aurelio; Mascherano, Xabi Alonso (Lucas Leiva dal 60′); Kuyt, Gerrard (Spearing dal 73′), Babel; Torres (Dossena dall’84’). All. Benitez
Real Madrid: Casillas, Sergio Ramos, Pepe, Cannavaro (Van der Vaart dal 64′), Heinze; Robben (Marcelo dal 46′), Lassana Diarra, Gago (Guti dal 77′), Sneijder; Higuain, Raul. All. Ramos

Arbitro: De Bleeckere
Reti: Torres al 15′, Gerrard al 28′ (su rigore) e al 47′, Dossena all’88’
Ammoniti: Gerrard, Mascherano, Dossena; Pepe, Heinze, Marcelo.

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