Da ‘mela marcia’ a punta di diamante. Un’etichetta dopo l’altra: è il destino di Mario Balotelli che arriva al Milan per 20 milioni di euro più svariati bonus al Manchester City e 4 netti a stagione fino al 2017 per lui. Non lo aveva apostrofato bene Silvio Berlusconi, solo pochi giorni fa. Ma oggi Supermario è un colpo utile sia alla causa rossonera che a quella elettorale del presidente milanista. L’ex punta del Manchester City arriva col peso di dover assicurare ai rossoneri il terzo posto in campionato (che significa qualificazione alla prossima Champions League). Fuori dalla corsa scudetto (solo il Napoli può insidiare la Juventus), col Barcellona da affrontare negli ottavi di Champions, Ambrosini e compagni al momento possono aspirare solo al terzo posto. Non sarà facile ma lo faranno con un’arma in più: Supermario, scaricato dall’Inter nell’estate del 2010 (dopo aver vinto il triplete sotto la guida di Mourinho) e ieri dal City. Roberto Mancini ormai da mesi gli aveva preferito bomber del calibro di Dzeko, Aguero e Tevez. Ma Balotelli non era certo partito in ultima posizione nelle preferenze del tecnico jesino, ma c’è finito grazie ai comportamenti che Mr “Why always me?” aveva fuori e dentro il campo. Inutile elencarli, dalle feste troppe allegre fino al mattino sino all’ultimo accesissimo diverbio (eufemismo) con il Mancio sono solo due esempi di ciò che era diventata la vita inglese di Mario. Mario Balotelli
L’allenatore italiano dei Citizens ha gettato la spugna, non senza aver tentato di ‘completare’ la maturità del giovane bomber in attesa di consacrazione. Mancini a Manchester non rimarrà, come detto, ‘scoperto’ nel reparto avanzato: ha punte e mezzepunte in abbondanza, e forse ora anche maggior tranquillità nello spogliatoio. L’allenatore della Nazionale, Cesare Prandelli, che la pazienza verso la punta azzurra non l’ha ancora finita, benedice il suo ritorno in Italia: Balotelli potrà allenarsi e affinare l’intesa con l’altro bomber che rappresenta il futuro in azzurro, Stephan El Shaarawy.
E Massimiliano Allegri? Quello che sarà il primo beneficiario al momento non sembra avere carisma e carattere necessari per domare la (ex?) ‘mela marcia’. Un bomber che, a detta di tutti, con una testa diversa (e non ci riferiamo alle creste o ai colori), potrebbe essere già oggi tra i cinque più forti al mondo. Ecco è proprio il condizionale il vero punto interrogativo che preoccupa Prandelli e Allegri. In egual maniera. Un patrimonio del genere la Nazionale e il Milan (che si è privato definitivamente di Pato) non possono relegarlo in panchina: né azzurri né rossoneri hanno in rosa attaccanti addirittura più forti, come quelli che ha al City Mancini. Che a un certo punto, rincalzi a parte, si è domandato se valeva ancora la pena attendere Balotelli e la sua ‘imminente’ maturazione: una mela marcita senza essere mai maturata. Dubbi più che legittimi visti i trascorsi del giovane attaccante. In fondo Balotelli non è ancora (e chissà se lo sarà mai) paragonabile ai campioni sulla cresta dell’onda del momento come Falcao, Cristiano Ronaldo, Messi. La sua parabola ricorda più quella di Adriano, l’Imperatore senza impero. Insomma è tutto da vedere se il ritorno di Balotelli in Italia sia o no un affare per l’Italia e per il Milan. Di certo lo è per il diretto interessato e per il suo procuratore Mino Raiola. All’ormai eterna promessa il dovere di smentire le nostre perplessità e far gioire i milanisti. ECL EUROPA

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