Roberto Mancini

Roberto Mancini“Avrò un solo giorno per preparare la partita ma è una bella coincidenza affrontare la Juventus all’esordio”. Queste le prime parole di Roberto Mancini da tecnico del Galatasaray.

L’ex manager del Manchester City prende il posto di Fatih Terim, cui è costato il crollo di risultati dei suoi che non vincono una partita dal 19 agosto (2-1 sul Gaziantepspor). La staffetta Terim-Mancini non è inedita, già nella stagione 2000-01 Mancio prese il posto dell’Imperatore sulla panchina della Fiorentina. Si trattava della prima esperienza da allenatore (ancora senza patentino) per Mancini che guidò i viola alla conquista della Coppa Italia.

La sfida di Torino con la Juventus chiamata a vincere dopo il pari di Copenhagen e il Galatasaray obbligato a far punti dopo l’1-6 casalingo della prima giornata col Real Madrid è uno scontro diretto per tra quelle che a inizio torneo erano le principali candidate al secondo posto nel girone B. Se Conte ammette che l’arrivo del nuovo tecnico complica le cose (“Prima avevo più certezze su cosa aspettarmi”), Mancini ha l’entusiasmo di chi ha tutto da guadagnare da un esordio così duro: se perde non sarà colpa sua, se vince verrà subito portato in trionfo dai tifosi turchi. “L’atmosfera a Istanbul è molto diversa, c’è tanta passione e sono molto contento di questa scelta”.
Scelta ben remunerata e “protetta”: 3 milioni e mezzo più bonus legati ai risultati per la stagione in corso, 4 milioni e mezzo per le due successive, con la clausola che ammette l’interruzione anticipata per qualche panchina più importante (il pensiero di tutti è per la Nazionale). Un accordo che tutela l’allenatore italiano più del club turco ma il presidente Unal Aysal si era messo in un vicolo cieco dopo l’esonero di Terim: con la tifoseria che difendeva il vecchio allenatore (colpevole agli occhi di Aysal di aver accettato la conduzione della nazionale in parallelo all’incarico al Galatasaray) c’era poco tempo per placare la piazza e per farlo serviva un nome importante come quello di Mancini. Anche se finora la politica “grandi firme” – inaugurata a inizio anno col doppio colpo Drogba-Sneijder – non ha funzionato granché.

La partita con la Juventus paradossalmente è quella più facile per Mancini, che avrà modo di conoscere molto presto la pressione di un ambiente incandescente e di dover gestire uno spogliatoio spaccato tra primedonne, mercenari e gregari attaccati alla maglia. La rissa in allenamento tra l’ex Arsenal Ebouè e l’ex interista Sneijder chiarisce bene cosa aspetta Mancini: una polveriera. Visti i precedenti al City, dove i piantagrane non sono stati recuperati ma emarginati, il tecnico jesino non era forse la scelta ideale per una squadra così mal amalgamata. Non potrà mandare via tutti come a Manchester (gli Ireland, i Bellamy, etc), se vorrà vincere qualcosa dovrà recuperare alla causa molte delle deludenti e strapagate star che sono costate la panchina a Terim. ECL EUROPA

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