Marco Giampaolo

marcogiampaoloTu dai le dimissioni, chi le riceve non lo dice ma parla di fuga. Gioco fin troppo chiaro: far sembrare squilibrato o fuori di testa chi, semplicemente, la testa vuole continuare a usarla. Per fare quel che vuole. Marco Giampaolo da calciatore non ha lasciato grandi tracce, da tecnico ha quasi subito dimostrato di avere qualità per emergere e segnalarsi tra i tecnici italiani più promettenti. Per competenza, capacità di insegnare calcio  e abilità nel mettere in campo le squadre l’ormai ex allenatore del Brescia potrebbe già da qualche anno essere alla guida di una grande in serie A. Non ci è arrivato e difficilmente ci arriverà. Animale raro: a differenza della maggior parte dei suoi colleghi non accetta il ruolo di giocattolo dei presidenti, e non baratta principi e dignità per un contratto.
Da Brescia se ne è andato perché costretto a doversi giustificare con gli ultrà. Lo ha rivelato in un’intervista alla Gazzetta: “A Brescia la mia carriera doveva ripartire e invece con quest’epilogo per me sarà ancora tutto più difficile. Ma c’è un concetto che per me non ammette deroghe. E’ la dignità. Viene prima di tutto. Un uomo è tale se si riconosce nei suoi principi. Andare a colloquio per rendere conto ai tifosi è stato umiliante. Non è accettabile per un professionista”. Parole di un uomo serio, umiliato dalla consuetudine – accettata come prassi dalla quasi totalità di dirigenti, giocatori e allenatori – di dover rendere conto del proprio operato anche ad alcuni esponenti della tifoseria organizzata (tra l’altro nemmeno rappresentativi della maggioranza dei tifosi).
Giampaolo ha detto no. Tutto qui. Un rifiuto non inedito. Già nel 2007 aveva dimostrato di essere fuori dalla norma, quando aveva risposto picche al presidente del Cagliari Massimo Cellino, che dopo averlo esonerato senza troppi riguardi e sostituito con Nedo Sonetti, l’aveva richiamato, come fatto in tante altre occasioni con altri allenatori. Capricci. Colpi di testa, quelli sì, tollerati dall’ambiente e accettati dai tecnici: “Purtroppo funziona così, sono le regole, o ti adegui o non lavori”.
Adeguarsi come unica via. Per fortuna esistono i Giampaolo. Merita di essere ricordata la risposta data in quell’occasione dal tecnico di Bellinzona alla società isolana, che gli ricordava di aver firmato un contratto triennale e lo invitava a presentarsi al campo di allenamento: “So bene che perderò quei soldi ma non ha importanza. Io rinuncio a tornare a Cagliari, l’orgoglio e la dignità non hanno prezzo”. Parole di sei anni fa. Che mettono nella giusta luce l’addio al Brescia: non il colpo di testa di un uomo fragile ma l’atto coerente di una persona seria. ECL EUROPA

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