Messi sfugge a WalcottArsene Wenger è stato di parola: “Ho qualche idea su come mettere in difficoltà il Barcellona”. Ci è riuscito. Ma si è dimenticato Leo Messi.
L’Arsenal al Camp Nou per lunghi tratti ha fatto partita pari col Barcellona. Gael Clichy ha sfoderato la miglior prestazione della sua vita, mettendo alle corde Dani Alves, uno che si gioca con Maicon il titolo di miglior terzino destro del mondo e quello di titolare della nazionale brasiliana. Clichy ha letteralmente asfaltato Alves, abituato ad asfaltare gli altri. Poi Diaby ha confermato di essere lui e non Song o Fabregas il nuovo Vieira. Il gol di Bendtner al 18′ è nato da un suo contrasto vincente e una geniale apertura alle spalle della difesa di casa (la mancanza di Puyol e soprattutto di Piqué si è sentita) a favore di Theo Walcott, bravo a inghiottire il terreno davanti a sé per poi servire Bendtner che prima spara su Victor Valdes ma è bravissimo nel recuperare e mettere dentro la ribattuta.
L’1-0 dell’Arsenal premia una squadra che dopo la lezione ricevuta una settimana fa all’Emirates è scesa al Camp Nou decisa a giocarsi le sue carte. Wenger in mezzo alla difesa per la sostituzione di Gallas ha preferito Silvestre a Sol Campbell e Rosicky a Eboué sulla sinistra. Scelte che sorprendono come quella di arretrare Nasri sulla linea di Diaby e Denilson, chiedendogli di portare palla anziché giocare (come di solito) di prima. E’ questa la variazione tattica più evidente rispetto alla gara di andata. I Gunners abitualmente giocano a uno-due tocchi, “come” il Barca. Ma all’andata il pressing blaugrana si era dimostrato devastante. (E’ incredibile come il grande lavoro difensivo dei campioni d’Europa sia oscurato dalle grandi giocate in avanti, pur essendo alla base del successo di Guardiola). Per evitare una replica dei primi novanta minuti della sfida, Wenger ha chiesto a Nasri e Rosicky di portare palla nelle ripartenze, in modo da favorire l’arrivo di compagni a supporto delle azioni offensive, senza offrire il fianco a immediati contropiede dei locali. Insomma: meno velocità in partenza, più equilibrio numerico a metacampo, adescare qui (e non al limite della propria area di rigore) il pressing avversario per avere più spazio in avanti. Il piano paga, perché pochi secondi dopo il gol di Bendtner il Barcellona rischia di andare sotto addirittura 2-0 in un’azione replica del primo gol. L’Arsenal fallisce il raddoppio e Messi sigla il pareggio. Sì, Messi non il Barca. L’argentino a Londra, nella miglior esibizione di un Barcellona da mesi stratosferico, era stato il grande assente: quasi mai nel vivo del gioco e sempre controllato da Vermalen e, finché in campo, Gallas. Al Camp Nou la musica cambia e si vede subito. Dopo tre minuti Almunia si supera per deviare sulla sua sinistra un diagonale del numero 10 argentino, che al 10′ sfiora il vantaggio sparando di poco alto sopra l’incrocio alla destra del portiere avversario. Il piede è caldo è si vede al 21′, quando Messi punisce un’incertezza di Silvestre con un missile dal limite dell’area che s’infila sotto l’incrocio alla sinistra di Almunia. Favoloso. Al 37′ arriva il raddoppio: Messi dà il via, Abidal e Pedro proseguono, la Pulce argentina chiude di precisione. Se l’1-0 era un inno alla potenza, qui ci sono velocità e tecnica. Neanche il tempo di finire di pensare a quei due prodigi che Messi ne inventa un terzo in contropiede, scavalcando Almunia in uscita con un pallonetto dal limite dell’area. Non si parla più della partita ma di un solo giocatore, l’evento ormai è lui: Leo Messi. Partite così creano la leggenda. Il numero dieci blaugrana può già essere inserito nell’Olimpo dei granssimi accanto a Pelè, Maradona, Cruyff, Puskas, Di Stefano. Come loro, Messi porta il calcio a un livello superiore, inaccessibile pure ai campioni. In uno sport ormai secolare come il calcio meno di una decina di interpreti appartengono a questa elite dove arte, talento, concretezza si fondono in un unicum sempre diverso eppure non inedito, perché naturale per chi lo fa. Il trattamento riservato da Messi all’Arsenal è uguale a quello mostrato poche settimane fa contro il Valencia: 3-0, tre gol suoi, uno più bello dell’altro. La differenza alla fine è solo numerica perché contro gli inglesi all’88’ arriva la quaterna. Punizione fin troppo severa per un buon Arsenal che paradossalmente esce dal Camp Nou umiliato nel punteggio ma non nel gioco, al contrario di quanto accaduto all’andata. Fermare dieci giocatori è inutile se l’undicesimo è Messi. Lo riconosce lo stesso Wenger: “Abbiamo perso contro una squadra che ci è superiore e che schiera il miglior giocatore del mondo. Non è sempre in partita ma quando lo è, è davvero pericoloso. Mentre corre palla al piede nessuno può fermarlo: nessuno sa cambiare direzione a quella velocità”. Anche Guardiola s’inchina al suo fuoriclasse: “E’ un modello per chi vuole giocare a calcio. Vuole sempre vincere, è umile, gioca per la squadra, ha un talento unico”. Avanti sabato prossimo con il Real in campionato, poi tra due settimane in Coppa tocca all’Inter. ECL EUROPA

UEFA Champions League 2009-10 – Quarti di finale ritorno / Barcellona, Camp Nou

BARCELLONA-ARSENAL 4-1 (3-1)

Barcellona: Victor Valdes; Dani Alves, Marquez, Milito, Abidal (53′ Maxwell); Xavi, Busquets, Keita; Messi; Bojan (55′ Yaya Touré), Pedro (86′ Iniesta). Allenatore: Guardiola
Arsenal: Almunia; Sagna, Vermaelen, Silvestre (64′ Eboué), Clichy; Denilson, Diaby; Walcott, Nasri, Rosicky (74′ Eduardo); Bendtner. Allenatore: Wenger

Arbitro: Stark (Germania)
Reti: Bendtner 19’; Messi 21’, 37’, 42’, 88’
Ammoniti: Denilson, Eboué, Rosicky

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