
Suleiman al-Obeid era “il Pelé palestinese”. Con il suo talento e la sua tenacia ha rappresentato al meglio il calcio palestinese, contribuendo a far crescere il movimento calcistico in quel campo di concentramento a cielo aperto che è diventato Gaza sotto l’occupazione israeliana. Proprio l’esercito israeliano ha ucciso il più grande calciatore della storia palestinese mentre attendeva gli aiuti umanitari in un campo gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation.
Nato a Gaza il 24 marzo 1984, Suleiman è stato il giocatore simbolo di una generazione, spiccando per rapidità, intelligenza calcistica e capacità di segnare reti decisive. Cresciuto calcisticamente nel Khadamat Al-Shatea, è passato nel 2009 al Markaz Shabab Al-Am’ari in Cisgiordania, festeggiando la conquista del titolo nazionale nel 2011. Rientrato nel Khadamat Al-Shatea nel 2013, passa dopo una stagione al Gaza Al-Riyadi, per poi ritornare al Khadamat Al-Shatea nel 2016, dove segna oltre 100 reti e si impone come capocannoniere del campionato per tre stagioni consecutive tra il 2016 e il 2018. Rimane nel club biancazzurro sino alla fine della carriera nel 2023. Nei sedici anni di attività veste per 19 volte la maglia della nazionale palestinese, con cui segna due reti, tra cui la storica rovesciata contro lo Yemen nel 2010, alla West Asian Football Federation Championship, uno dei momenti più alti della storia calcistica palestinese. Obeid prende poi parte alle qualificazioni all’AFC Challenge Cup, alla Coppa del Mondo 2014 e alla Coppa d’Asia 2015. Nonostante le difficoltà di un territorio martoriato e oppresso dal regime israeliano, Suleiman rappresenta una speranza e un’illusione di riscatto, oltreché un esempio di dedizione, sportività e resilienza, tanto da essere soprannominato “la gazzella” e “il Pelé palestinese” per la sua eleganza e la rapidità.
Nelle cronache quotidiane delle vittime palestinesi dell’occupazione israeliana, l’assassinio di Obeid ha avuto maggior risonanza a livello internazionale, anche per il commento critico di Mohammed Salah al ricordo dell’Uefa: “Addio a Suleiman al-Obeid, il ‘Pelé palestinese’. Un talento che ha dato speranza a innumerevoli bambini, anche nei momenti più bui”. Un epitaffio che, viste le tragiche circostanze dell’uccisione di Suleiman, ben sintetizza l’ipocrisia, l’insensibilità e la censura delle istituzioni calcistiche del genocidio perpetrato da Israele nei confronti della Palestina. Ipocrisia inaccettabile, almeno in questo caso, per l’attaccante del Liverpool che ha chiesto “Si può dire come è morto, dove e perché?”. La risposta, evidentemente, per l’Uefa era e rimane no.
Di Suleiman resta il ricordo di un talento purissimo, un calciatore corretto, capace di portare la bandiera della sua terra in giro per i campi, sempre con il sorriso e con il desiderio di un futuro migliore attraverso il calcio. Lascia la moglie e cinque figli. LECHAMPIONS ASIA
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