Lo stadio di Wembley
Lo stadio di Wembley
Lo stadio di Wembley

Barcellona e Manchester United. Per entrambe è la quarta finale di Champions League nelle ultime sei stagioni. E si gioca a Wembley, dove tutte e due hanno vinto la prima Coppa Campioni della loro storia: nel 1968 il Manchester United di Charlton, Best e Law sul Benfica di Eusebio, nel 1992 il Barcellona con gol di Ronald Koeman sulla Sampdoria di Mancini e Vialli. Partite finite, in tutte e due i casi, ai supplementari. Coincidenze che sembrano fatte apposta per evidenziare, anche dal punto di vista storico, l’equilibrio tra due club che hanno vinto questo torneo tre volte per parte.

Barca vs United
è, senza dubbio, il meglio che il calcio europeo possa proporre attualmente. Lo avevamo già scritto due anni fa alla vigilia della finale di Roma e la situazione non è mutata. Nonostante le due squadre abbiano subito alcuni cambiamenti. Rispetto alla sfida dell’Olimpico nel tridente d’attacco del Barcellona assieme a Leo Messi ci sono David Villa e Pedro, non ci sono più Thierry Henry e Samuel Eto’o, autore del primo gol del 2-0 blaugrana; nel Manchester United non c’è più Cristiano Ronaldo ma è esploso Chicharito Hernandez: 20 gol in 44 partite nella prima stagione in Inghilterra. Barcellona e United arrivano in finale poche settimane dopo aver vinto i rispettivi campionati, distaccando nettamente Real Madrid e Chelsea.

Sir Alex Ferguson
Alex Ferguson, manager del Manchester United

A Wembley si affrontano due pesi massimi. Guidati all’angolo dai tecnici migliori delle ultime due generazioni. Alex Ferguson, all’Old Trafford dal 1986, è il miglior emblema di quella vecchia guardia, capace di restare sempre sulla breccia: un’elite che include Fabio Capello, Giovanni Trapattoni, Sven Goran Eriksson, Kenny Dalglish, Vicente Del Bosque. Ma coi suoi 25 anni sulla panchina dei red devils è giusto dire che sir Alex fa storia a sé: “So solo che quando guidi un club come il Manchester United l’unica cosa che conta è vincere. Affrontiamo il Barcellona e sappiamo che è una squadra ancora migliore di quella che ci ha battuti due anni fa nella finale di Roma. Ma noi giochiamo per vincere, perché è l’unica cosa che ci interessa”. Dovesse riuscirci sarebbe il 28° trofeo di una gestione incredibile per continuità di risultati e capacità di rinnovarsi. La squadra attuale non è la migliore tra quelle assemblate dallo scozzese nella sua gestione, di certo non finirebbe nelle prime tre. E anche in Premiership questo United non sembrava aver armi per resistere al Chelsea di Carlo Ancelotti, campione uscente. E invece, quasi sottotraccia, con costanza e un impianto di gioco raramente esaltante ma molto solido, i red devils si sono imposti nettamente sui blues. La perseveranza che ha consentito al Manchester United di mettere in fila Chelsea, City e Arsenal è la vera arma in più di una squadra matura, fatta da uomini veri: Van der Sar (alla sua ultima partita), Evra, Vidic, Scholes, Giggs (che dovrà, almeno per 90 minuti, mettere da parte lo scandalo esploso nell’ultima settimana, per la storia extraconiugale con una starlette gallese). Di fronte si troveranno la squadra che da tre anni gioca il calcio più bello del pianeta, forse il più bello di sempre.

Pep Guardiola
Pep Guardiola, tecnico del Barcellona

Se la vittoria dovesse andare al Barcellona, Pep Guardiola diventerebbe, dopo appena tre stagioni, l’allenatore più vincente della storia del club. Per il Barca questa sarà la 17a finale in una competizione continentale: nessun’altra squadra ne ha giocate tante. “I record e i precedenti adesso non contano, ogni finale fa storia a sé. E qui partiamo alla pari. Lo United è una grandissima squadra. L’ho vista giocare la semifinale di ritorno contro lo Schalke, cambiando nove giocatori. Io non posso cambiare nove giocatori di quel livello: loro hanno tantissima qualità e possono permettersi di alternare gente come Berbatov, Chicharito, Rooney, Scholes, Giggs”. E poi Valencia, Owen, Nani, Anderson: vero, la qualità non difetta agli inglesi. Così come il carattere e la determinazione: se c’è una squadra che può permettersi di non farsi intimidire da questo grande Barca è lo United. Che poi basti a bloccare Xavi e compagni è da vedere.

La crescita dei campioni catalani sotto la guida di Guardiola è stata impressionante. L’ex regista del Brescia era stato scelto da Laporta nell’estate 2008 per prendere il posto di Frank Rijkaard, che aveva guidato i blaugrana al successo nella finale di Parigi del 2006 ma aveva appena perduto la Liga con 18 punti di distacco dal Real. La scommessa di Laporta non poteva dare risultati migliori: nella prima stagione sulla panchina blaugrana, il Barca di Guardiola gioca un calcio fantastico e vince tutte e sei le competizioni cui partecipa. Chiunque ci riuscirebbe con Messi, Piquè e Iniesta? Non proprio. Secondo Xavi, il regista della squadra, il vero segreto del Barca sta nella bravura del tecnico catalano: “Guardiola avrebbe successo ovunque. In qualunque calcio, con qualunque squadra. L’intelligenza di una persona spesso si rivela nella capacità di adattamento alle situazioni. E Pep è molto, molto intelligente. E’ un perfezionista. Non smette di fare una cosa sino a quando non ha raggiunto il livello che pretende. E questo accade in tutto quel che fa. Se decidesse di fare il musicista sarebbe un bravo musicista, se volesse fare lo psicologo sarebbe un bravo psicologo”. Se volesse rivincere la Champions League… ECL


UEFA Champions League 2010-11 / Finale – Londra, Wembley

Sabato 28 maggio 2011, ore 20.45

Le formazioni

BARCELLONA-MANCHESTER UNITED

Barcellona: Valdes, Dani Alves, Mascherano, Piquè, Abidal; Xavi, Busquets, Iniesta; Pedro, Messi, Villa. All. Guardiola In panchina: Olazabal, Puyol, Bojan, Keita, Affelay, Adriano, Alcantara 
Manchester United: Van der Sar, Fabio, Ferdinand, Vidic, Evra; Valencia, Carrick, Giggs, Park; Rooney, Hernandez. All. Ferguson In panchina: Kuszczak, Smalling, Fletcher, Nani, Scholes, Anderson, Owen

Arbitro: Viktor Kassai (Ungheria)

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