Solo i tifosi croati non saranno dalla parte dell’Islanda nello spareggio qualificazione per l’accesso ai Mondiali 2014. La doppia sfida con la Croazia potrebbe mandare per la prima volta ai Mondiali di calcio la nazionale islandese. Un traguardo storico per un Paese con poco più di 300mila abitanti, che solo un anno fa occupava la 131a posizione nel ranking Fifa. Sotto la guida del ct svedese Lars Lagerbäck, l’Islanda, inserita in sesta fascia (!) al momento del sorteggio, è riuscita a raggiungere il playoff grazie al secondo posto nel girone F: alle spalle della Svizzera ma davanti a Slovenia, Norvegia, Albania e Cipro. Risultato clamoroso per quella che sulla carta era la cenerentola del girone. Ora la nuova meta è il Brasile: mai una squadra in sesta fascia al momento del sorteggio si è qualificata alla fase finale dei Mondiali. Un appuntamento invece ricorrente per Lagerback: dopo aver ottenuto la qualificazione con la Svezia nel 2002, 2006 e 2010 (salvo poi dimettersi e sedersi sulla panchina della Nigeria nella Coppa del Mondo in Sud Africa), quello brasiliano sarebbe il quarto mondiale consecutivo per un ct che può vantare una percentuale di risultati positivi altissima: circa il 70% con Svezia e Nigeria, sopra il 52% con l’Islanda.

Secondo l’ormai 35enne Eidur Gudjohnsen, la ragione dell’improvvisa impennata di rendimento del calcio islandese precede l’arrivo nel 2011 dell’ottimo Lagerback (“Tutti lo rispettano, è molto calmo e sa ottenere il meglio da tutti i giocatori”). In un’intervista al Guardian l’ex jolly offensivo di Chelsea e Barcellona sostiene che per capire cosa c’è dietro questi risultati bisogna ritornare alla fine degli anni Novanta: “Il primo campo da calcio al coperto in Islanda è stato costruito circa 13 anni fa, da allora ne sono stati realizzati una decina. Questo ha consentito di giocare a calcio dodici mesi l’anno a molti ragazzi che allora avevano circa dieci anni e ora sono miei compagni di nazionale”. Tra questi giocatori di grande qualità come Kolbeinn Sigborsson, 23enne punta dell’Ajax Amsterdam, e la classe dell’89 formata da Gylfi Sigurdsson, mezzapunta del Tottenham, Aron Einar Gunnarsson, centrocampista del Cardiff, Alfred Finnbogason, attaccante dell’Heerenveen. La vera novità è che questa nazionale ha sufficiente qualità in tutti i ruoli e anche diversi giocatori con notevole esperienza internazionale come il 29enne centrocampista del Verona Emil Hallfredsson o il 27enne difensore del Copenhagen Ragnar Sigurdsson.

In passato non era così: la mediocrità era la cifra che accomunava la quasi totalità della formazione. Esemplare la situazione negli anni Ottanta, quando l’Islanda – nonostante schierasse un eccellente giocatore come Arnór Gudjohnsen, stella dell’Anderlecht e papà di Eidur – perdeva sistematicamente quasi contro chiunque. Situazione che si è protratta anche dopo l’arrivo in nazionale del figlio, con cui non ha mai giocato ma dal quale è stato sostituito nel famoso match di Tallinn del 24 aprile 1996 quando l’Islanda superò l’Estonia 3-0. Eidur prenderà il posto di papà Arnór in pianta stabile e otterrà ancora maggiori successi a livello di club ma per l’Islanda cambia poco: la dimensione resta quella di cenerentola alla pari di Malta e Lussemburgo. Nell’ultimo anno e mezzo, improvvisa, l’esplosione. Grazie al mix Lagerback-campi indoor-leva 89 il traguardo mondiale è a un passo.

La prospettiva di chiudere la carriera con il successo più bello inorgoglisce Gudjohnsen. Il giocatore più esperto della nazionale a 35 anni ha saputo rilanciarsi nel campionato belga, dopo che una doppia frattura lo aveva costretto due anni fa a rescindere il contratto con l’Aek Atene: “Non volevo ritirarmi per un infortunio, ho ritrovato una squadra e ora sono contento di poter competere per questo obiettivo. Non c’è mai stato tanto entusiasmo attorno a questa nazionale, tutto il Paese aspetta la sfida con la Croazia. Ottenere la qualificazione al Mondiale con l’Islanda è un’impresa che vale i trofei vinti con Chelsea e Barcellona”. LECHAMPIONS EUROPA

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