Andrea Pazzagli
Andrea Pazzagli
Tokyo 1990: Andrea Pazzagli solleva la Coppa Intercontinentale

Il ricordo più significativo è stato quello dell’ex compagno di squadra Antonio Di Gennaro: “Aveva dedicato al figlio di Giovanni Galli una canzone. Perché Andrea aveva un cuore grande e quello lo ha tradito”. Sintesi efficace di quel che ha rappresentato Andrea Pazzagli, che lascia moglie e tre figli, per chi lo ha conosciuto: non solo portiere e cantautore di discreto talento, ma soprattutto persona solare, sensibile e generosa. Questo il ritratto che ne fanno tutti gli ex compagni di squadra, scioccati dalla notizia dell’infarto che a soli 51 anni ha colpito l’ex portiere del Milan campione del mondo 1990.
“Andrea al Milan era sempre allegro e non faceva pesare niente. Ho avuto la fortuna di averlo come compagno di squadra tra il 1989 e il 1991: abbiamo vinto tanti trofei in rossonero. Andrea lascia un grande ricordo: era un artista dentro e fuori dal campo, perché sapeva esprimere la sua imprevedibilità e la sua fantasia anche nella musica”.
Il 3-0 ottenuto nella finale dell’Intercontinentale di Tokyo del 9 dicembre 1990 contro i paraguayani dell’Olimpia Asuncion rappresenta l’apice della carriera di Pazzagli. Cresciuto nella primavera della Fiorentina, spende i primi anni da professionista rimpallato tra Bologna, Udine e Catania, per imporsi finalmente come titolare nel Perugia, dove si rivela uno dei portieri più interessanti del calcio italiano. La conferma arriva ad Ascoli: è uno dei punti di forza della squadra allenata da Vujadin Boskov. I tre anni in bianconero gli valgono il passaggio al Milan di Arrigo Sacchi, campione d’Europa, che sta rivoluzionando il calcio mondiale. Al tecnico di Fusignano non si può dire no: vale per Rijkaard preferito a Borghi e vale per la pretesa dei due titolari per ogni ruolo. In questo filone si inserisce l’acquisto di Pazzagli, nonostante la presenza in squadra di un portiere del calibro di Giovanni Galli. Una scelta che rientra nella rotazione sistematica voluta da Sacchi per poter garantire “una squadra in grado di competere con la stessa intensità in tutte le competizioni”: è il periodo del “Milan 1 e Milan 2”, dei “22 titolari”, del “turnover scientifico”. Sacchi, che aveva ipotizzato una squadra per il campionato e una per le coppe, viene richiamato alla realtà dall’evidenza che i giocatori non sono tutti uguali (Carobbi è un buon terzino ma non è Maldini) e l’alternanza è limitata ad alcuni ruoli. Paradossalmente, quello del portiere, che avrebbe potuto essere escluso dalla turnazione, finisce per diventare l’unico ad essere assoggettato al “turnover”. Galli e Pazzagli si dividono le competizioni ed è ancora oggi molto difficile capire quale beneficio abbia tratto il Milan dall’aver creato una rivalità (agonistica) così spinta tra i due. L’impressione, che rimane invariata a distanza di anni, è che la mancanza di tranquillità abbia impedito a entrambi di dare il meglio di sé: Galli abbandona il Milan nel 1990, Pazzagli un anno dopo. Ma entrambi possono dire di aver legato il proprio nome ad alcune delle pagine più esaltanti della storia della squadra rossonera. Chiusa la carriera nel 1996, Pazzagli era rimasto nel mondo del calcio come preparatori dei portieri di Fiorentina, Milan e delle nazionali giovanili. E aveva continuato a coltivare la sua passione per la musica, arrivando a produrre l’album “Spero che esistano gli angeli”, che conteneva la dedica a Niccolò Galli, figlio scomparso del collega-rivale ai tempi del Milan. Il cuore grande di cui parlava Di Gennaro. ECL

Andrea Pazzagli
Nato a Firenze il 18 gennaio 1960
Morto a Punta Ala il 31 luglio 2011
Ruolo
Portiere
Squadre
1976-1977 Sestese
1977-1978 Bologna
1978-1979 Imola
1979-1980 Bologna
1980-1981 Udinese
1981-1982 Catania
1982-1983 Bologna
1983-1984 Rondinella
1984-1986 Perugia
1986-1989 Ascoli
1989-1991 Milan
1991-1993 Bologna
1993-1994 Roma
1994-1996 Prato
Titoli
1 Mitropa Cup (1987)
1 Coppa Campioni (1989-90)
2 Supercoppe Europee (1989, 1990)
2 Coppa Intercontinentali (1989, 1990)
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