Accra Hearts of Oak
Hearts of Oak: la squadra arcobaleno

Il motto è non mollare mai, il simbolo è la quercia (Oak), albero che incarna la forza e la resistenza necessarie per sopravvivere alle intemperie e durare nel tempo. Scelte lungimiranti, quasi profetiche, quelle dei fondatori di un club nato l’11 novembre 1911 – sì, l’11.11.11 – e che 101 anni più tardi, nonostante le tante difficoltà, è ancora in attività: la più antica del campionato ghanese.

Gli Hearts of Oak sono la squadra arcobaleno. Nessun altro club al mondo può vantare divise così colorate e variegate: i sempre presenti giallo, rosso, blu, bianco, talvolta sono accompagnati dal verde o dall’arancione. Così tanti colori che l’eventualità di completi pacchiani e disordinati è quasi una certezza e invece gli Hearts of Oak, anno dopo anno, riescono sempre a trovare la formula giusta per dare equilibrio cromatico a una divisa unica al mondo, capace di trasmettere immediatamente gioia e allegria.

Hearts of Oak (2000) Hearts of Oak (2010) Hearts of Oak (2011)

Immagini che contrastano duramente col ricordo della tragedia di Accra del 9 maggio 2001: 126 spettatori uccisi negli incidenti scoppiati a cinque minuti dalla fine della partita che gli Hearts conducevano 2-1 sull’Asante Kotoko. Le cariche della polizia, i lacrimogeni, la chiusura delle uscite di sicurezza, trasformarono la protesta dei tifosi rivali in una carneficina. L’Asante Kotoko di Kumasi, fondato nel 1935, era ed è tuttora l’avversario storico della squadra di Accra. Per decenni il calcio ghanese è stato una corsa a due: 21 titoli nazionali all’Asante Kotoko, 20 agli Hearts. Una rivalità paragonabile a quelle tra Boca e River, Barcellona e Real, o, per restare in Africa, tra Al Ahly e Zamalek.Accra, 9 maggio 2001: i corpi dei 126 morti

Gli Hearts hanno potuto vantare alcuni dei più grandi calciatori della storia del Ghana e dell’intero calcio africano, come Charles Kumi Gyamfi (anni Cinquanta) e Mohammed Polo (anni Settanta). Nonostante assi di questo calibro, il primo successo continentale è arrivato solo nel 2000 con la conquista della Coppa Campioni, dopo aver perduto le finali del 1977 contro l’Hafia Conakry e del 1979 ai rigori contro l’Union Douala. Complici anche i successi dell’Asante Kotoko – tra 1967 e 1993 il club di Kumasi aveva raggiunto sei finali di Coppa Campioni, laureandosi campione d’Africa nel 1970 e nel 1983 – l’assenza di vittorie in campo internazionale stava diventando una maledizione per gli Hearts che dopo aver sfiorato il traguardo nella seconda metà degli anni Settanta, pian piano si stavano allontanando sempre più dalla vetta del calcio continentale.

Finale di andata CAF Champions League 2000: Est-Hearts of Oak 1-2Ci sarebbero voluti ben 21 anni per ritrovare la squadra arcobaleno in finale di Champions League. Nel 2000 gli Hearts eliminano i guineani dell’Horoya nel primo turno, i congolesi del Motema Pembe negli ottavi (4-1 in casa e 0-2 in trasferta: unica sconfitta dell’anno), e chiudono al primo posto del gruppo B la fase a gironi, davanti a Al Ahly, Lobi Stars e Jeanne d’Arc. La squadra arcobaleno conquista così l’accesso alla finale con i tunisini dell’Esperance. La gara di andata si gioca il 2 dicembre 2000 a Tunisi: l’Esperance cerca di sfruttare al meglio il fattore campo, prende subito l’iniziativa e chiude la prima frazione in vantaggio grazie al gol firmato dal centravanti Ali Zitouni al 36′; nella ripresa gli Hearts pareggiano con Ismael Addo al 52′ e seppure in dieci, per l’espulsione di Yaw Amankwah Mireku al 65′, trovano il gol vittoria con Osei Kuffour al 79′. Il 17 dicembre nel match di ritorno ad Accra ai Cuori coraggiosi basterà difendere il 2-1 conquistato in Tunisia.

La finale di ritorno per gli Hearts si rivelerà tutt’altro che una formalità. Dopo appena 18′ il vantaggio dell’andata è annullato dal gol di Hassen Gabsi che porta in vantaggio l’Esperance. A un quarto d’ora dal termine, con gli ospiti ancora avanti 1-0, scoppia il finimondo: incidenti tra tifosi, lancio di lacrimogeni, e gara sospesa dall’arbitro sudafricano Williams per quasi 18 minuti. Si riprende e all’83’ Osei Kuffour trova il gol dell’1-1. Subita la rete il portiere tunisino Chokri El Ouaer, probabilmente nella speranza di far ottenere alla sua squadra un successo a tavolino, corre verso l’arbitro col volto insanguinato, sostenendo di essere stato colpito da un oggetto lanciato dagli spalti. CAF Champions League 2000: l'incidente di El OuaerPer la terna arbitrale si tratta di una simulazione bella e buona: Williams e i suoi collaboratori, in particolare il guardalinee Achmat Salie, avevano visto l’estremo difensore tunisino procurarsi la ferita intenzionalmente. La gara riprende con il portiere di riserva Maher Kanzari che sostituisce El Ouaer all’85’ ; un minuto dopo tra gli ospiti viene espulso Walid Azaiez e gli Hearts sfruttano l’uomo in più andando a segno due volte nei minuti finali con Osei Kuffour all’89’ e Ismael Addo al 90′. Una battaglia, non in senso metaforico, che avrà strascichi per entrambe le squadre: un anno di squalifica al portiere El Ouaer e allo stadio degli Hearts, costretti a giocare le gare internazionali ad almeno 200 km di distanza da Accra. Un finale tumultuoso che non impedisce di consegnare alla storia del calcio ghanese il “64° Battaglione”, così viene ricordato dai tifosi l’undici campione d’Africa 2000. Quella squadra avrebbe poi vinto due mesi dopo la Supercoppa africana contro lo Zamalek, quattro anni più tardi la prima edizione della Confederation cup, superando l’Asante Kotoko ai calci di rigore nella finale più vibrante della breve storia del torneo. Da allora il declino degli Hearts è stato progressivo: l’ultima partecipazione alla CAF Champions League risale a quattro anni fa, eliminati dal FC 105 Libreville nei preliminari. ECL AFRICA

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