Rafael Van der Vaart (Tottenham)

Il passaggio di Rafael Van der Vaart dal Real Madrid al Tottenham è il colpo che ha chiuso la campagna trasferimenti estiva 2010. Un’operazione importante in un mercato dove le finaliste dell’ultima Champions League, Inter e Bayern Monaco, hanno badato al consolidamento (l’avvicendamento tra Mourinho e Benitez sulla panchina dei campioni d’Europa, è stato voluto dal tecnico portoghese e subìto dalla società nerazzurra); un approccio seguito anche da Lione, Chelsea e  Manchester United, che hanno sostanzialmente confermato l’intelaiatura della scorsa stagione. I francesi hanno preso Yoann Gourcuff dal Bordeaux e ceduto al Panathinaikos dopo 11 anni la bandiera Sydney Govou; i blues di Ancelotti hanno lasciato andar via Joe Cole, Deco, Ballack e Ricardo Carvalho, sostituiti con Ramires (Benfica) e Benayoun (Liverpool) e la promozione a titolare di Alex al fianco di John Terry. Mentre a Ferguson, che si culla gli eterni Giggs, Scholes, Neville e Van der Sar, basterebbe recuperare gli infortunati: dopo tre anni dovrebbe avere finalmente a disposizione Owen Hargreaves; sulla via del rientro anche il brasiliano Anderson. Wayne Rooney è ancora lontano dai livelli siderali della prima metà della scorsa stagione, mentre Berbatov e Nani sono già in ottima condizione. Se Chicharito Hernandez mantiene le promesse, anche il bidone Bebé sarà dimenticato.

Le otto protagoniste del mercato

Manchester City
Da quattro stagioni a questa parte al City è rivoluzione permanente. Dopo Eriksson e Hughes, è la volta di Roberto Mancini, che ha ritoccato ogni reparto. In difesa il portiere Hart è rientrato dal prestito al Birmingham ed è stato messo in campo come titolare al posto dell’ottimo Shay Given. Un ruolo nel quale la squadra è più che coperta: Mancini è infatti riuscito a convincere l’esperto nazionale irlandese a restare. A centrocampo è arrivato Yaya Toure e si è subito imposto. Mancio non chiede all’ivoriano i movimenti voluti da Guardiola: la copertura alla difesa qui è assicurata dal nazionale olandese De Jong, l’ivoriano è così libero di proiettarsi in avanti alla Vieira. Col francese a far da chioccia l’intuizione può rivelarsi decisiva. Fatti fuori i contestatori Robinho, Ireland e Bellamy, i migliori della precedente gestione Hughes, Mancini ha portato a Manchester Aleksandar Kolarov, Mario Balotelli, James Milner e David Silva. La scommessa non è sul talento, riconosciuto e comprovato per tutti, ma sulla mentalità vincente. La squadra è quadrata, ha una logica, tanta qualità e una panchina così lunga da diventare un problema. Manca però un vero leader: di certo non lo è il neocapitano Tevez.
Schalke
Raul Gonzales BlancoFelix Magath ha visto sfumare il titolo della Bundesliga sul finire della scorsa stagione. Delusione cocente per chi era riuscito a vincerlo l’anno prima col Wolfsburg. Da qui la scelta di mandare via i giocatori simbolo della squadra capace di illudere e deludere con la stessa naturalezza: Kuranyi, Ze Roberto, Asamoah e Rafinha. Per dare l’assalto al titolo e competere in Champions League Magath ha voluto elevare il profilo tecnico e di personalità dello Schalke. L’arrivo di Raul non è stato solo un brillante colpo mediatico: l’ex leggenda del Real Madrid (738 presenze e 322 gol tra il 1994 e il 2010) a 32 anni è un giocatore ancora integro, in grado di portare esperienza, mentalità vincente e eliminare quei complessi di inferiorità che anche nell’era Stevens hanno negato allo Schalke successi quasi raggiunti. Da Madrid con Raul è arrivato anche Christian Metzelder, Jan Klaas Huntelaar dal Milan (che aveva fatto coppia con lo spagnolo nel Real), Jurado (dall’Atletico Madrid), l’ala rumena Ciprian Deac (dal Cluj), il difensore francese Nicolas Plestan (dal Lille), Kyriakos Papadopoulos (dall’Olympiakos), Sergio Escudero (dal Murcia). Due sconfitte nei primi due turni di campionato indicano che Magath avrà parecchio da lavorare ma la squadra sembra in grado di poter competere su tutti i fronti.
Atletico Madrid
I Colchoneros hanno tenuto i migliori: Forlan e Aguero in attacco, Reyes, Assuncao e Simao a centrocampo, Ujfalusi in difesa e la rivelazione De Gea tra i pali. A loro hanno aggiunto l’ex juventino Tiago (impatto molto positivo nella seconda parte della scorsa stagione), Diego Godin, Filipe Luis e Fran Merida. Insomma al Vicente Calderon hanno fatto la cosa più logica: rinforzare la squadra nei punti deboli, tenendo chi si era espresso al meglio. La stagione 2010-11 ha già riservato un successo: vincitore a sorpresa dell’Europa League, l’Atletico ha conquistato con merito la Supercoppa europea battendo l’Inter. Con i primi due posti della Liga praticamente già assegnati, le possibilità di successo per la formazione di Quique Sanchez Flores e tutte le altre squadre iberiche sono molto ridotte. Paradossalmente questa squadra, decisamente migliorata rispetto a quella della scorsa stagione, rischia di vincere meno.
Real Madrid
Jose MourinhoLa scorsa stagione gli acquisti di Kakà, Cristiano Ronaldo, Benzema, Xabi Alonso, Arbeloa non hanno portato titoli. Di galattico solo l’incredibile numero di gol segnati: 102 in 38 gare, quattro in più del Barcellona campione. Nell’anno in cui il Real Madrid ha tagliato il traguardo del miliardo di euro spesi in giocatori in un decennio, è arrivata la scelta di confermare il trio delle (potenziali) meraviglie Ronaldo-Kakà-Benzema e affidarlo al “galactico” delle panchine: Jose Mourinho. Simpatico o no, lo Special one è l’unico allenatore al mondo capace di oscurare per carisma e fama i giocatori a disposizione. Così al Chelsea, così all’Inter e la linea è già tracciata anche al Bernabeu. Puntare su di lui era la scelta più logica per trasformare in squadra la collezione di stelle assemblata da Valdano e Perez. L’ex tecnico di Inter e Chelsea ha provato a chiedere ex giocatori (Maicon e Ashley Cole) e vecchi pallini (Gerrard e Rooney). Sono arrivati però Di Maria, Ozil e Khedira (tra i migliori al Mondiale sudafricano) e Ricardo Carvalho (già avuto al Chelsea). Con loro la promessa Sergio Canales: in lui Mourinho vede “qualcosa di Guti”.

Barcellona
L’obiettivo numero uno era Cesc Fabregas: sfumato. L’Arsenal e Wenger, irritati per la tracotanza di dirigenti e giocatori blaugrana (Xavi: “L’Arsenal fa male a voler trattenere Fabregas: sta ritardando l’inevitabile, lui verrà qui. A casa sua”), hanno detto no a 40 milioni. Presi David Villa, Adriano e Javier Mascherano, ceduti Marquez, Henry, Yaya Toure, Chygrynskiy, Ibrahimovic. Con gli ultimi due i blaugrana sono riusciti a realizzare una perdita secca di 56 milioni di euro in una sola stagione: il difensore ucraino era stato pagato 25 milioni allo Shakhtar e poi ceduto alla stessa squadra per 15 milioni un anno dopo. Il nome di Ibrahimovic ha lasciato poche tracce in campo ma si è già ritagliato un posto nella storia del club. Sino allo scorso il peggior affare della storia blaugrana era stata la cessione di Alfredo Di Stefano al Real Madrid (meglio: il giocatore era stato preso dal Barcellona ma il regime franchista lo voleva al Real e dopo aver ottenuto la firma del giocatore su un secondo contratto, aveva imposto che l’argentino giocasse due stagioni con ciascuna squadra: compromesso rigettato dal presidente del Barca Carreto in cambio di una cifra pari all’ingaggio promesso alla Saeta rubia). Con l’arrivo e la partenza di Ibra, Carreto perde lo scettro di peggior amministratore della storia del club catalano: le prime due piazze di questa speciale classifica spettano di diritto a Laporta e Rosell. Forse inebriato dal Triplete appena realizzato, Laporta aveva deciso di accontentare Guardiola e portare al Camp Nou Ibrahimovic, cedendo all’Inter Samuel Eto’o (valutato 20 milioni) più 50 milioni di euro. E se quella valutazione era sembrata sconsiderata, come definire la scelta di appena un anno più tardi del nuovo presidente Sandro Rosell di sbarazzarsi dello svedese dandolo al Milan in cambio di 24 milioni di euro da pagarsi in caso di riscatto, in tre rate, a partire dalla prossima stagione? Se questo è il biglietto da visita del neopresidente Sandro Rosell, si capiscono le perplessità che lo circondano. Perplessità che iniziano a circondare anche Guardiola: con l’arrivo di Villa al posto di Ibrahimovic la squadra si conferma monodimensionale. La palla a terra non è più la prima scelta ma l’unica.
Milan
Zlatan IbrahimovicSe il Barcellona può vantare i dirigenti meno avveduti, i rossoneri al contrario dimostrano di avere di gran lunga i migliori. Riuscire a portare a Milano Zlatan Ibrahimovic e Robinho, pagando nulla il primo (sì, certo i 9 milioni di ingaggio annuale) e meno della metà il secondo (il City al Real Madrid aveva pagato 42 milioni) è roba da guinness. Molto meno convincente l’aspetto tecnico. Perché aver preso i due giocatori più deprezzati della passata stagione, è un’operazione che s’inserisce nel filone inaugurato con Ronaldo e proseguito con Ronaldinho, Beckham e Amantino Mancini. Nomi roboanti ma superflui. Viene infatti rinfrescato il reparto che meno ne aveva bisogno: l’attacco.Confermati Pato (la vera stella), Ronaldinho e Inzaghi, sono stati ceduti il 28enne Borriello e il 27enne Huntelaar per far posto a Ibrahimovic e Robinho. Scelte che ricordano molto il Real Madrid di un anno fa: via Robben e Sneijder per Kakà e Ronaldo. Allegri in panchina al posto di Leonardo garantisce  meno attriti con la proprietà ma restano insoluti i problemi che angustiavano il tecnico brasiliano: l’assenza di ricambi in difesa e a centrocampo; la scarsa qualità in alcune posizioni chiave (vedi portiere, terzino destro e interno destro). Per scucire lo scudetto all’Inter servirà la collaborazione dei nerazzurri.
Juventus
Le ripetute brutte figure della stagione precedente hanno determinato una vera rivoluzione a Torino. L’entusiasmo della tifoseria per l’arrivo di Andrea Agnelli alla presidenza ha accompagnato anche le prime mosse della nuova dirigenza, che ha portato via alla Sampdoria il direttore sportivo Marotta e l’allenatore Gigi Delneri. Da Marassi non è arrivato l’uomo che davvero avrebbe fatto fare un salto di qualità all’attacco bianconero: Antonio Cassano. Ma l’ex barese non è mai stato un obiettivo dell’ultimo mercato bianconero: Marotta-Delneri puntavano invece su Pazzini, dimenticando il ruolo decisivo del fantasista nell’esplosione dell’ex centravanti di riserva della Fiorentina. Lasciata partire senza particolari riguardi una bandiera come Trezeguet (almeno Del Piero ha avuto la sensibilità di scrivergli due righe sul proprio sito), veduto al Wolfsburg Diego (l’unico a poter dar brio e guizzi di genio a una manovra troppo prevedibile), sbolognati i relitti Camoranesi, Poulsen e Zebina, quel che rimane della vecchia squadra è stato puntellato con Storari, Bonucci, Lanzafame, Krasic, Martinez, Motta, Pepe, Quagliarella (un ripiego: l’obiettivo era Di Natale), Aquilani e l’arrivo dell’ultima ora Armand Traoré, laterale sinistro, terza scelta dell’Arsenal. Migliorare i disastri della scorsa stagione sarà facile, vincere qualcosa no.
Arsenal
Arsene WengerArsene Wenger aveva due obiettivi principali: trattenere Fabregas e prendere un portiere. Riuscito nel primo, ha mancato clamorosamente il secondo. Alumunia e Fabianski sono rimasti e non è arrivato nessuno dei ventilati Marchetti, Schwarzer, Given, Adler. In difesa i veterani Gallas, Silvestre e Campbell sono stati sostituiti da Sébastien Squillaci e Laurent Koscielny, mentre in attacco Marouane Chamakh prende il posto di Eduardo ceduto allo Shakhtar Dontesk. La certezza è che i gunners continueranno a giocare benissimo ma difficilmente saranno in grado di conquistare campionato o Champions. Coppa di Inghilterra e di Lega sembrano gli unici obiettivi alla portata.

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