Stephan El Shaarawy (Milan)
Stephan El Shaarawy (Milan)
Il Faraone sta tenendo a galla il Milan da solo

Il Milan supera 3-1 l’Anderlecht e raggiunge gli ottavi dell’Uefa Champions League 2012-13, con una giornata di anticipo alle spalle del già qualificato Malaga. Grande risultato? No. Per i rossoneri il passaggio del turno avrebbe dovuto essere normale amministrazione in uno dei gironi più mediocri del torneo. Invece il progressivo declino rossonero – iniziato con la cessione di Kakà, nascosto due anni fa da uno scudetto vinto per carenza di avversari e che ha trovato il picco negativo in queste settimane – ha trasformato ogni partita in un Everest da scalare. Se sino a un anno fa erano i gol di Ibrahimovic a nascondere l’evidenza, adesso c’è il giovanissimo un-gol-a-partita El Sharaawy a mitigare i danni.
Insomma solo la pochezza del Milan attuale poteva fare dell’Anderlecht un avversario temibile. I campioni del Belgio da tempo non sono nemmeno lontani parenti della squadra che a metà degli anni Settanta era grande protagonista nella Coppa delle Coppe con giocatori del calibro di Rob Resenbrink, Arie Haan, Francois Van der Elst e il povero Ludo Coeck. Il presente è molto più gramo: Biglia e Mbokani sono gli unici che possono sperare in una carriera altrove. Eppure anche di fronte a simili mediocrità il Milan va in affanno, fa partita patta, con la possibilità della sconfitta sempre dietro l’angolo.
Allegri ha poco da sorridere: le cessioni di Thiago Silva e Ibrahimovic non gli hanno certo agevolato il compito, ma continuare a preferire il fantasma di Boateng a Robinho (che nei pochi minuti che gli sono stati concessi a Napoli ha dimostrato di essere finalmente in forma) e il 36enne Yepes ad Acerbi significa non avere idee chiare sul presente né per il futuro di questa squadra. Per fortuna del tecnico rossonero in rosa c’è sempre un attaccante a metterci una pezza: dopo Ibra è il momento di Stephan El Shaarawy. Il talento del 20enne tornante rossonero è abbagliante: i cambi di direzione nell’ingresso in area e la freddezza nel concludere a rete ricordano il primo Michael Owen (quello del 2001 per capirsi), ma a differenza dell’inglese, che giocava centralmente, il “Faraone” si sobbarca anche i compiti difensivi tipici dell’ala. Contro l’Anderlecht ha sbloccato il risultato in apertura di ripresa, segnando il quarto gol dell’ultima settimana. Un gol decisivo perché ha dato una direzione a una partita che non ne aveva: l’Anderlecht ha sì battuto 6 corner contro 1 ma non ha quasi mai impensierito Abbiati (se non a inizio gara con Jovanovic). La rete di El Shaarawy ha il merito di mettere a nudo i limiti offensivi dell’Anderlecht (incapace di creare alcunché) e nascondere quelli dei compagni (con il “regista” Montolivo ridotto a spalla di De Jong anziché il contrario). Al 70′ Skomina espelle Nuytinck per fallo da “ultimo” uomo su Pato e nemmeno un minuto dopo Mexes s’inventa il bellissimo 2-0: stop di petto al limite dell’area belga e rovesciata-pallonetto, dal vertice alla sinistra dell’incredulo Proto, che s’infila sotto la traversa. Da non credere. Un gol così Mexes non l’aveva mai fatto e non lo farà più, il primo a saperlo è lui che festeggia come un bambino. Al 78′ l’Anderlecht dimezza lo svantaggio con un gol in mischia del neoentrato De Sutter. A dare un punteggio più rotondo e meno veritiero ci pensa ancora El Shaarawy che al 91′ arriva davanti a Proto per regalare a Pato una palla che chiede solo di essere appoggiata in rete: fatto, è il 3-1 finale. L’esultanza del brasiliano per un gol segnato a partita finita dà la misura delle difficoltà e delle fragilità, non solo fisiche, che stanno frenando la crescita del giocatore col potenziale maggiore dell’intera rosa milanista. Dietro il generoso assist di El Shaarawy c’era sicuramente questa consapevolezza. E che Pato debba venire aiutato dal baby-Faraone certifica un’inversione di ruoli inimmaginabile solo poche settimane fa. Nella storia del Milan giocatori capaci di avere a 20 anni un impatto simile sulle fortune della squadra se ne ricordano solo tre: Gianni Rivera, Franco Baresi e Paolo Maldini. Difficile credere che questo ragazzo potrà imitare carriere ventennali così gloriose e costanti ad altissimo livello, ma l’inizio non ha nulla da invidiare a quello dei tre monumenti della storia rossonera e azzurra. ECL EUROPA

UEFA Champions League 2012-13 – Fase a gironi, 5a giornata / Bruxelles, stadio Constant Vanden Stock

ANDERLECHT-MILAN 1-3 (0-0)

Anderlecht: Proto; Gillet, Kouyatè, Nuytinck, Deschacht; Kljestan, Biglia; Bruno (66′ Iakovenko), Praet (75′ De Sutter ), Jovanovic (77′ Canesin); Mbokani. Allenatore: Van den Brom
Milan: Abbiati; De Sciglio, Mexes (78′ Zapata), Yepes, Constant (73′ Emanuelson); Montolivo, De Jong, Nocerino; Boateng, Bojan (67′ Pato), El Shaarawy. Allenatore: Allegri

Arbitro: Skomina
Reti: De Sutter 78′; El Shaarawy 47′, Mexes 71′, Pato 91′
Ammoniti: Biglia, Gillet; Nocerino, Mexes, Abbiati
Espulso: Nuytinck (70′)

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