“Robert Enke – un uomo sereno in porta e nella vita”. Così il sito ufficiale della Bundesliga il 29 settembre 2008 titolava il profilo dedicato al portiere e capitano dell’Hannover 96. 

Robert Enke, con la maglia dell'Hannover 96Un titolo che suona stonato, quasi beffardo, dopo la tragica fine sui binari del passaggio a livello di Neustadt am Rubenberge, travolto da un treno regionale partito da Norddeich e diretto ad Hannover, poche ore dopo l’ultimo allenamento, pochi chilometri di distanza dal cimitero dove è sepolta la figlia.
Ma quella della serenità era l’immagine, almeno in apparenza, del portiere dell’Hannover e della nazionale tedesca solo un anno fa. Difficile conciliarla con quella di un ragazzo di 32 anni che attende sui binari di essere investito da un treno. La polizia ha parlato subito di suicidio, ipotesi confermata da alcuni amici e poi dalla moglie: “Era caduto in depressione dopo gli insuccessi a Barcellona e a Istanbul. Quando era nella fase acuta sono stati momenti molto difficili: sentiva di non avere più motivazioni né speranze. Era in cura dal 2003. Il calcio per lui era tutto. Temeva di perderlo a causa della depressione e di perdere anche la nostra figlioletta adottiva Leila, quando avesse capito di avere un padre depresso”. Nella lettera lasciata alla famiglia si scusa “per aver ingannato tutti”. Ultimo capitolo della storia di un calciatore atipico. Molto diverso dai suoi colleghi, perché non si può dire che Robert Enke abbia avuto una carriera facile e una vita patinata.
Nato a Jena nella vecchia Germania Est, Enke a 11 anni inizia l’avventura calcistica nelle giovanili del Carl Zeiss Jena. A Est il Carl Zeiss era una delle “grandi”: nel 1980 aveva eliminato nei sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe la Roma di Liedholm e Falcao con uno storico 4-0 in Germania, dopo aver perso 3-0 all’Olimpico.
Il crollo del Muro e la riunificazione del 1990 obbligano la Federazione tedesca a ridisegnare tutti i campionati e il Carl Zeiss viene assegnato alla Bundesliga 2, la serie B tedesca. Alti e bassi, con puntate nei campionati regionali, contrassegnano la nuova vita del club dove Enke prosegue tutta la trafila che lo porta dagli esordienti alla prima squadra. L’avvio disastroso del Carl Zeiss nella Bundesliga 2 del 1995-96, 14 gol subiti in tre partite dal titolare Neumann, dà a Enke l’opportunità di esordire come titolare l’11 novembre 1995 contro l’Hannover 96. Coincidenze sinistre a rileggerle oggi: il coronamento di un sogno avveniva quasi quattordici anni esatti prima della morte, contro quella che poi sarebbe stata la sua ultima squadra. Dopo appena tre gare l’allenatore Vogel dà nuovamente fiducia a Neumann ma quei 270 minuti sono stati sufficienti a impressionare positivamente i dirigenti del Borussia Mönchengladbach che lo acquistano convinti di aver trovato il futuro erede di Uwe Kamps. Un trasferimento prestigioso per Enke ma pieno di incognite. Il rischio è quello di diventare quel che era Giancarlo Alessandrelli per Zoff e la Juventus: un portiere da 45 minuti nell’ultima partita di campionato. Perché Kamps era già allora una bandiera: l’intera carriera spesa nel ‘gladbach dove era arrivato nel 1982 (chiuderà nel 2004, senza aver mai cambiato squadra). I timori si dimostrano giustificati: per due anni Kamps non lascia nemmeno un minuto al giovane sostituto, che deve attendere un infortunio del titolare per poter finalmente esordire con la nuova maglia nell’agosto 1998. Segue l’esordio anche nell’under 21 tedesca, dove per un biennio sarà il titolare incontrastato. La stagione 1998-99 si chiude però con la retrocessione del Borussia, che completa la parabola discendente del club che solo negli anni Settanta dominava il calcio europeo con Liverpool, Bayern e Ajax. Enke è uno dei pochi giocatori di quella squadra a trarre beneficio da un’annata disastrosa. Jupp Heynckess – altra leggenda del Borussia Mönchengladbach: 195 gol in 283 partite tra il 1964 e il 1978, appena passato dalla panchina del Real Madrid a quella del Benfica – lo vuole con sé a Lisbona e gli assegna la fascia di capitano. Tre stagioni turbolente in un club dal grande passato ma il cui presente è fatto di difficoltà finanziarie crescenti che da tempo impediscono al club più prestigioso del Portogallo di trattenere in patria i giocatori migliori. Gli anni Novanta sono quelli dell’esodo dei talenti più brillanti: da Futre a Paulo Sousa. Come a Mönchengladbach anche a Lisbona Enke lega il suo nome alle annate più buie della storia del club; e come in patria anche in Portogallo è uno dei pochi a salvarsi, con prestazioni che spiegano la scelta di Heynckess di volerlo capitano: nelle difficoltà Enke mostra la determinazione tipica dei leader. Van Gaal ne è ammirato e nell’estate 2002 per il suo ritorno a Barcellona, dopo i successi del triennio 1997-2000 (vinti due campionati, una Coppa del Re e una Supercoppa europea), lo chiama a difendere la porta blaugrana. Un sogno. Che diventa presto incubo. Nel dopopartita dell’esordio Frank De Boer ne fa ingenerosamente e ingiustamente il capro espiatorio dell’eliminazione dalla Coppa del Re per mano del Novelda: “Sono colpa sua almeno due dei tre gol del Novelda. E’ incredibile: hanno avuto quattro occasioni da rete e ne hanno fatte tre. Nel primo gol Enke sarebbe dovuto uscire prima e nel secondo ha fatto un passaggio che ci ha sorpresi”. Come se il Barcellona avesse bisogno di un portiere per eliminare squadre di Segunda division B, la vecchia serie C italiana. La squadra ha ben altri problemi e emergeranno tutti nel corso della stagione. De Boer si scuserà successivamente per quelle parole ma lo sfogo è indicativo di uno spogliatoio diviso per clan. Van Gaal fa proprie le tesi del connazionale. Nessun appello: per il portiere tedesco quella resterà la prima e ultima partita da titolare. Gli viene preferito l’argentino Roberto Bonano: meno bravo tra i pali ma più abile nel ruolo di libero aggiunto. Valutazione molto discutibile ma in linea con le stravaganze di Van Gaal in tema di portieri (anche al Bayern in questa stagione Rensing e Butt stanno sperimentando la politica della tensione voluta dal tecnico olandese).
E così dopo appena una stagione quella che l’estate precedente era “Una squadra alla quale non si può che dire sì” diventa per Enke quella con “La porta più scomoda d’Europa”. A Barcellona arriva Frank Rijkaard: Enke viene scambiato col numero uno del Fenerbahce Rustu. Operazione in perdita per entrambi i portieri: Enke viene giubilato all’esordio dall’allenatore connazionale Daum. Come a Barcellona il portiere tedesco viene indicato come l’unico colpevole dello 0–3 rimediato contro l’Istanbulspor. E anche stavolta: prima e ultima presenza. Le cose non vanno meglio per Rustu che a Barcellona viene accusato di non saper parlare lo spagnolo e inizia il campionato in panchina dietro un acerbo ma già promettente Victor Valdes. Le cose non miglioreranno. A fine stagione Rustu torna al Fenerbahce, mentre Enke ritornato in Spagna per giocare in B col Tenerife si rilancia e dice sì all’Hannover 96 che gli offre l’opportunità di tornare in patria. Decimo posto finale e terza miglior difesa del torneo dietro i campioni del Bayern e l’Hertha: per Enke è il rilancio di una carriera che dopo tante promesse sembrava destinata a un irreversibile ridimensionamento. Al contrario l’erede mancato di Kamps si afferma finalmente come uno dei migliori portieri tedeschi, in lizza per conquistare il ruolo di terzo portiere al mondiale 2006, alle spalle degli intoccabili Lehmann e Kahn. Klinsmann gli preferirà Timo Hildebrand. Una delusione. Ma è niente rispetto al dolore di pochi mesi più tardi: il 17 settembre ad appena 2 anni, dopo una lunga lotta per la sopravvivenza muore per problemi congeniti al cuore la figlia Lara. Una tragedia che commuove la Germania, ammirata dalla originalità e dalla sobrietà di una coppia come quella di Robert e Teresa, che vivono in una fattoria e sono impegnati attivamente  nelle battaglie in difesa degli animali. “Nostra figlia era ricoverata in ospedale per quasi un anno, metà del quale in terapia intensiva. La sua morte ha cambiato tutto. Tutte le mie priorità sono diverse”.
Complici le ottime prestazioni nella porta dell’Hannover, Enke prosegue la scalata verso la nazionale dove il nuovo ct Löw lo fa esordire a 29 anni il 28 marzo 2007. Nonostante la sconfitta per 1-0 in amichevole contro la Danimarca, viene confermato come sostituto di Lehmann agli Europei 2008. Al termine del torneo l’ex portiere dell’Arsenal dà l’addio alla nazionale e questo spiana definitivamente la strada a Enke, cui Löw riconosce lo status di prima scelta in vista dei prossimi mondiali in Sud Africa. Sul finire della scorsa stagione Robert e Teresa adottano una bambina di due mesi: Leila. “Siamo così felici e grati per l’arrivo di questa piccola persona che è diventata parte della nostra vita”. Poche settimane dopo arriva anche il riconoscimento ufficiale di “miglior portiere della Bundesliga”.
Dopo l’amichevole vinta lo scoso agosto contro l’Azerbaijan, Enke viene messo fuorigioco per più di due mesi da un’infezione virale. In un’intervista concessa la scorsa settimana a Bundesliga.de, cinque giorni dopo il ritorno in campo nella vittoria per 1-0 sul Colonia, il portiere dell’Hannover non nascondeva la frustrazione per questo stop: “E’ stata una parentesi maledettamente lunga, in un periodo così, in mezzo alla stagione. Rientrare dal primo minuto senza aver giocato nemmeno una gara con le riserve non era facile ma mi ha aiutato la squadra che ha giocato benissimo e ha meritato la vittoria”. Sabato scorso nella sfida contro l’Amburgo pareggiata 2-2 con un gol di Stajner all’88’ la sua ultima apparizione in campo. ECL

ROBERT ENKE
Nato il 24 agosto 1977 a Jena
Morto il 10 novembre 2009 a Neustadt am RübenbergeRuolo: Portiere

Squadre
1995–1996 Carl Zeiss Jena
1996–1999 Borussia Mönchengladbach
1999–2002 Benfica
2002–2003 Barcellona
2003 Fenerbahçe (in prestito)
2004 Tenerife (in prestito)
2004–2009 Hannover 96

Nazionale
2007–2009 Germania (8 presenze)

Titoli
2008-2009 Miglior portiere della Bundesliga

 Enke testimonial della campagna animalista Peta