Con un cognome diverso proababilmente allenerebbe già in Premiership.

Darren Ferguson non è solo il figlio dell’allenatore del Manchester United: in poche stagioni ha mostrato di non avere bisogno di raccomandazioni per rivelarsi un ottimo manager. Darren FergusonL’ingombrante figura paterna è sempre rimasta nell’ombra, nella speranza di non oscurare e condizionare il giudizio su un figlio che fa lo stesso mestiere. Atteggiamento rispettoso e lungimirante quello di sir Alex, perché Fergie junior ha mostrato di possedere doti sue e non per conto terzi. Un manager capace e ispirato: due stagioni fa ha preso una squadra mediocre e senza direzione come il Peterborough e ha ottenuto due promozioni consecutive. Dalla quarta serie (League 2) alla seconda (Championship). In questo campionato il Peterborough United dopo 16 giornate occupa l’ultimo posto in classifica con 11 punti, uno in meno dell’Ipswich Town allenato da Roy Keane, a quattro lunghezze dalla zona salvezza. Situazione non esaltante ma preventivabile per una squadra che ha mantenuto l’ossatura di una formazione di League 2 ed è in pieno apprendistato nella nuova categoria. Ferguson ha cercato di rinnovare la squadra ma le finanze non sono quelle del papà. Con un terzo di campionato disputato, c’è tutto il tempo per recuperare. I dirigenti del Peterborough, che non avrebbero certo pensato di ritrovarsi in due anni un gradino sotto la Premiership, hanno invece dato il ben servito al 37enne Ferguson, scimmiottando i dirigenti delle società straniere con cui speravano di potersi confrontare. L’esonero dell’artefice della doppia promozione priva i tifosi del Peterborough dell’unica speranza di salvezza in loro possesso e restituisce questa società alla sua dimensione naturale fatta di insuccessi e occasioni perdute. La recente scomparsa del mito Terry Bly, 46 gol in 52 partite nella stagione 1960-61, preannunciava tempi cupi. Puntualmente arrivati. ECL