Marcos Senna

Dopo 11 anni di Villareal Marcos Senna cambia squadra. Non va, come avrebbe potuto nonostante i 36 anni, in una delle grandi d’Europa ma ai New York Cosmos. Una scelta sorprendente. Non quanto l’esilio dorato di Eto’o all’Anzhi, ma comunque sorprendente.
Marcos Senna
Per due motivi. Il primo è che i Cosmos non sono più la squadra di punta del campionato Usa, ospizio dei Pelè, Carlos Alberto, Beckenbauer e ostello dei Romero, Cabanas, Van der Elst. Di quei tempi sono rimasti nome, maglia e ricordi ma nient’altro: i Cosmos sono falliti e sono ripartiti su basi completamente diverse, decisamente più modeste, e anche la Nasl dopo la chiusura del campionato è stata ridimensionata al rango di seconda Lega del calcio a stelle e strisce. Una serie B che, tra l’altro, non prevede promozioni nella Major Soccer League (dove giocano Henry, Nesta, Di Vaio e, da pochi giorni, Diego Forlan). La seconda ragione è evidente: Senna è ancora oggi uno dei migliori registi arretrati al mondo. Undici stagioni al Villareal, l’ottenimento della cittadinanza spagnola nel 2006, l’automatica convocazione in nazionale, ne hanno fatto uno dei giocatori simbolo della stagione d’oro della Liga e del calcio iberico in generale. L’unicità del paulista Senna sta nell’aver saputo mettere il bagaglio tecnico tipicamente brasiliano (tocco di palla, precisione nel passaggio e potenza al tiro) al servizio di una visione tattica superiore alla media.

Capace di adattare il proprio gioco a quello degli avversari e dei compagni come pochi altri. L’arrivo di Riquelme al Villareal nel 2003, con l’abitudine dell’argentino di venire incontro alla difesa per prendere palla nella propria trequarti, aveva richiesto a Senna aggiustamenti che per altri sarebbero stati impensabili o difficoltosi e che invece sono arrivati senza problemi. Unico regista o mediano di copertura sono mondi lontani: Senna li ha avvicinati parecchio nella sua interpretazione del ruolo di “numero quattro”. Pochi al mondo possono vantare la visione periferica di Senna, la capacità di cogliere in anticipo quel che può accadere dall’altra parte del campo e imprimergli un’accelerazione con un lancio verticale o trasversale di 50-60 metri. Al momento solo Xavi e Pirlo possono reggere il paragone in termini di rapidità di pensiero e esecuzione. Ma Senna ha anche un’altra capacità: la fase difensiva. Il dono di saper leggere le trame avversarie, prevederle e coordinare al meglio i movimenti dei centrocampisti a protezione della difesa. Una diga di posizione più che di contrasto. Una virtù che lo avvicina più ai Busquets che agli Xavi. E non è un caso che Del Bosque nel 2010, preso atto dei numerosi problemi fisici che avevano tormentato la stagione di Senna al Villareal, avesse affidato proprio a Busquets il ruolo di centromediano difensivo sino ad allora occupato dall’ex centrocampista di Corinthians e Sao Caetano. Ma Busquets è un semplice “tappabuchi” e la principale differenza tra la Spagna vincitrice degli Europei 2008 e quella campione del mondo due anni dopo sta proprio lì, nel cuore di una manovra resa più banale e ripetitiva dal passacarte Busquets, sprovvisto del talento necessario per inserire qualche guizzo nel ruolo di guardaspalle di Xavi e Iniesta.

New York per Senna rappresenta, a detta del giocatore, “una nuova sfida”. Più verosimilmente sarà la tappa che anticipa la fine della carriera di calciatore (ad alto livello) e darà avvio a quella di allenatore. Un ruolo finora esercitato in campo. ECL AMERICA

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