“Io sono un modello negativo. Fumo da quando avevo 13 anni. L’unico quesito filosofico che mi pongo è ‘perché mai dovrei cercare di fingermi diverso da come sono?’. Io fumo: morirò di cancro al polmone o di enfisema. Non posso farne a meno”. Così Socrates rispondeva ad Alex Bellos, in un’intervista del 2002 che chiudeva il bellissimo libro Futebol.
Alcool e fumo hanno accompagnato quasi tutta l’esistenza di Socrates. Nell’agosto scorso era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale di San Paolo per un’emorragia interna e dimesso dopo nove giorni. Negli ultimi giorni un nuovo ricovero per un’infezione intestinale che è stata letale per un fisico già parecchio debilitato. Una fine quasi scritta, che ricorda quella di George Best, altro calciatore di rara intelligenza, ugualmente capace di descrivere con lucidità i suoi vizi e di non frenarli.
Bellos non a caso aveva scelto Socrates per concludere il suo racconto del calcio brasiliano: il Dottore poteva vantare una profondità e una originalità di pensiero che ne facevano una figura unica in un panorama caratterizzato da calciatori talentuosi ma ignoranti.
Esemplare la spiegazione che dà del declino della nazionale verdeoro e del calcio in patria. Tre i motivi: “Uno. Il Brasile è diventato un Paese urbano. Prima si poteva giocare ovunque, ora mancano gli spazi e per giocare è necessario far parte delle scuole calcio, e questo significa omologazione e uccisione della fantasia. Due. L’aumento dei guadagni ha fatto sì che i figli della borghesia che sino agli anni Settanta non erano interessati al calcio , perché avrebbero guadagnato poco, entrassero nelle rose delle squadre, inseriti da dirigenti-parenti, ma scapito di ragazzi magari più dotati. Tre. Negli anni Settanta un calciatore percorreva una media di 4 km a partita, oggi quasi il triplo: significa che gli spazi tra i giocatori sono più stretti, provocando un maggior contatto fisico e una maggior difficoltà per il calciatore di creare movimenti. Se non si concentra tutto in un unico tocco di palla, l’azione perde efficacia. E per questo la spettacolarità è scesa parecchio”.
Oltre un metro e novanta di altezza, Socrates aveva saputo adeguare il suo gioco alle proprie caratteristiche fisiche, perfezionando il colpo di tacco in un’arma essenziale e non ornamentale: “Vista la lunghezza delle mie gambe, per girarmi impiegherei troppo tempo e darei ai difensori più tempo e possibilità di intervenire, col colpo di tacco faccio di spalle quel che dovrei fare di fronte”. Le  qualità tecniche e tattiche di Socrates (eccellente la capacità di inserirsi in area di rigore nei momenti decisivi e mettere a segno gol pesanti), erano tali da permettergli di avere un posto da titolare indiscusso in una squadra fenomenale come il Brasile 82 che poteva schierare a centrocampo anche Toninho Cerezo, Falcao, Zico, Eder e tenere in panchina campioni come Dirceu, Roberto Dinamite, Batista. Eliminato dall’Italia di Bearzot e Paolo Rossi nella fase a gironi, quel Brasile è ancora oggi il più amato assieme a quello del 70. Il calcio espresso da quella formazione negli incontri precedenti contro Unione Sovietica, Scozia, Nuova Zelanda e i campioni del mondo uscenti dell’Argentina (con l’aggiunta di Diego Maradona) era – almeno sino alla sfida con l’Italia – la perfezione applicata al gioco. Una squadra che giocava così bene da potersi permettere di concedere agli avversari due ruoli chiave come portiere (Valdir Peres) e centravanti (Serginho). Se Zico era la stella principale, il vero fuoriclasse, Socrates era il capitano e il leader, che ispirava i compagni e intimidiva gli avversari. Era stato così anche col Corinthians, dove aveva lanciato la “Democrazia corinthiana”, imponendo a una dirigenza ottusa e opprimente l’autogestione della squadra: “Su qualunque argomento, dall’orario dei pasti alle tenute da gioco, tutta la squadra veniva chiamata a decidere esprimendo un voto: quel che decideva la maggioranza diventava la scelta di tutti. Mai avuto problemi”. Un carisma unico, di cui era consapevole e che, generosamente, non aveva confinato all’ambito calcistico.
Aveva saputo utilizzare la popolarità per cercare di migliorare la situazione del suo Paese. Come quando alla vigilia delle elezioni politiche del 15 ottobre 1982 i giocatori del Corinthians, che comprendevano anche l’ex granata Walter Casagrande, su proposta del loro capitano, scesero in campo con la scritta “Il quindici andate a votare” sul retro delle maglie (sopra il numero, dove ora ci sono i cognomi dei giocatori). Un’immagine e una notizia che fecero il giro del mondo. Confinare un uomo così a occuparsi solo di come non pestarsi i piedi con Eraldo Pecci, di come velocizzare il gioco, spiega molto della deludente esperienza nella Fiorentina. Nonostante numeri positivi, come le 25 presenze su 30 (che indicano una buona condizione fisica) e le sei reti segnate (una meno di Paolo Monelli, capocannoniere della formazione viola), è pressoché unanime il giudizio negativo sull’esperienza italiana del asso brasiliano. A Firenze, da un’ottima Fiorentina, ci si aspettava lo scudetto e invece arrivano solo un nono posto in campionato e una cocente eliminazione in Coppa Uefa per mano dell’Anderlecht nei sedicesimi di finale (1-1 a Firenze e 6-2 a Bruxelles, con Socrates in gol in entrambe le partite). Torna in Brasile, dove giocherà con Flamengo e Santos, ma le pagine migliori erano già state scritte.
Socrates era per tutti il Dottore: studiava all’università, poi la carriera professionistica sempre a più alto livello lo aveva costretto a interrompere il corso di studi, ripreso dopo il ritiro dall’attività agonistica e completato con il raggiungimento della laurea in medicina.
Nel 2004 festeggia i 50 anni ritornando in campo per alcuni minuti nelle fila dei dilettanti inglesi del Garforth Town: niente più di un cameo, sufficiente però a far conoscere al resto del mondo il piccolo club britannico. La scomparsa di Socrates arriva alla vigilia dell’ultima giornata del campionato brasiliano 2011, che vede il Corinthians in testa con due punti di vantaggio sul Vasco da Gama. La dedica è già scritta: Gracias DoutorLECHAMPIONS AMERICA

Socrates Brasileiro Sampaio Souza Vieira de Oliveira
Nato a Belem il 19 Febbraio 1954
Morto a San Paolo il 4 dicembre 2011
Ruolo
Centrocampista
Club
Botafogo (1974-1978)
Corinthians (1978-1984)
Fiorentina (1984-1985)
Flamengo (1986-1987)
Santos (1988-1989)
Garforth Town (2004)
Nazionale
Brasile (60 presenze, 25 gol)
Partecipazioni ai Mondiali
1982 e 1986
Titoli
3 campionati di San Paolo
1 campionato di Rio
Top 100 all time della Fifa
Calciatore del Sud America 1983
Brasile (mondiali di Spagna 1982)

 

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