Ingiusto. Meritava ben altra conclusione il ciclo di Luciano Spalletti alla guida della Roma. Quando ti vendono Aquilani e ti portano Burdisso e Lobont, difficile fare miracoli. Li chiederanno a Claudio Ranieri.

Luciano SpallettiInvece sono arrivati il benservito per l’ex allenatore dell’Udinese, e il benvenuto per l’ex juventino Ranieri. Lo sfogo di Spalletti al termine di Roma-Juventus era stato un atto coraggioso, perché pur assumendosi le proprie responsabilità, per la prima volta l’allenatore toscano puntava il dito contro i limiti dei suoi giocatori. Quelli a disposizione. Non si riferiva alle lacune di una rosa poco omogenea (tre portieri brasiliani quando dal Brasile sarebbe servito un vero centravanti) e nemmeno ai mancati colpi di mercato (strillati e mai realizzati, Van Nistelrooy è solo l’ultimo). Avrebbe potuto farlo e non lo ha fatto. Si è limitato a mettere a nudo l’atteggiamento dei giocatori mandati in campo. E tanta onestà gli è costata cara. Dopo l’1-3 contro i bianconeri Spalletti aveva osato attaccare i suoi campioni-da-zeru-tituli,  che formano quella che Jose Mourinho non perde occasione per definire una squadra “fantastica”. “E’ inutile cercare i colpi di tacco, le giocate ad effetto, i titoli, se poi non contrasti, non recuperi la palla. Se non conotrasti, gli altri segnano e tu perdi le partite. Sono cinque anni che parlo di equilibri”: le cavalcate senza ostacoli di Diego e Felipe Melo sono le prove inconfutabili a sostegno dell’accusa di Spalletti.
Sentenza spietata contro una squadra evidentemente imborghesita ma che non ha alcun motivo (leggi successo) per esserlo. L’ormai ex allenatore della Roma poteva nascondersi dietro le difficoltà di una società sommersa dai debiti, coi creditori che le impediscono di operare sul mercato se non per vendere, e che da anni non riesce a trovare acquirenti. Una situazione che si trascina e che proprio Spalletti e i suoi ragazzi con un gioco spumeggiante, a tratti travolgente, hanno saputo nascondere. Ma con l’Inter sempre più forte e il ritorno della Juve, quella Roma non bastava più, per colmare il gap era necessario dare molto di più in termini di impegno e sacrificio (parole sacrileghe per alcuni totem di Trigoria) e aggiungere qualche giocatore di livello (non le solite scartine). Il discorso di Spalletti ha provocato una scossa, quasi un terremoto. Ma a dover far le valigie è lui, non le starlette giallorosse. E già si parla di destinazione San Pietroburgo, per risollevare lo Zenit, sempre più in crisi dopo la fine del ciclo Advocaat. 
In realtà Spalletti desiderava restare. Eccome. Presentate le dimissioni alla società, la speranza era di vederle rifiutate con la rassicurazione di avere carta bianca anche con gli “intoccabili”. E invece no: liberarsi del tecnico e del suo stipendio era un’occasione troppo ghiotta per essere lasciata passare, da qui l’offerta al romano-romanista Claudio Ranieri. L’ex allenatore della Juventus arriva dopo una stagione tribolata alla guida della squadra bianconera, conclusa con un esonero a due giornate dalla fine del campionato. Non proprio l’uomo capace di infiammare la piazza ma ideale per una navigazione tranquilla. E’ possibile azzardare un 4-4-2 con Totti nel ruolo di seconda punta con Baptista centrale. Si riparte dell’abc. ECL