Chris Waddle supera Chicco Evani

Per una volta la Champions arriva dopo. La venuta in Italia di Diego Armando Maradona, la prima sfida scudetto della stagione all’Olimpico contro la Roma capolista, hanno fatto passare in secondo piano la sfida che opporrà il Napoli all’Olympique Marsiglia nella terza giornata della fase a giorni dell’Uefa Champions League 2013-14. Ma la sfida coi francesi rischia di essere lo spartiacque per i partenopei tra il passaggio agli ottavi di Champions o ai sedicesimi di Europa League. Siamo solo al giro di boa ma Benitez sa bene che la possibilità di qualificarsi a spese di Arsenal o Borussia Dortmund non può prescindere dalla conquista di 6 punti contro il Marsiglia.

Risultati obbligati ma non scontati. Il club campano affronta una squadra al momento più debole sulla carta, alla quale anche i bookmakers sembrano concedere poche speranze. Anche se l’Olympique dal canto suo non può che provare a vincere (ancora fermo a quota zero) per sperare di riaprire il discorso qualificazione, almeno in prospettiva Europa League (i primi due posti non sono, obiettivamente, traguardo alla portata dei transalpini). Impresa improba per una squadra che dovrà fare a meno anche di Gignac e Morel, ma che spera di trovare aiuto nella “distrazione” Roma. Effettivamente l’esito della partita dell’Olimpico in campionato può avere un peso decisivo su quello della sfida di coppa al Velodrome.
Diego Maradona: il Napoli ha ritirato la maglia numero 10 in suo onore
Il confronto con la Roma non è di quelli che consentono calcoli o risparmi ma difficilmente Benitez schiererà contro i giallorossi dal primo minuto il recuperato Higuain. Possibile ma difficile, conoscendo la razionalità del tecnico spagnolo, consapevole che la partita con la Roma, sebbene più attesa, concede più margini di recupero di quella con l’OM. Una sfida tra due club legati da parecchi punti in comune , che vanno oltre il porto e gli stessi colori sociali. Per le città di Marsiglia e Napoli il calcio non è solo un gioco, ma passione viscerale. Due tifoserie appassionate e calorose, due società con un passato vincente e allo stesso tempo travagliato.

Basta guardare le bacheche per rendersi conto che la sfida in programma martedì al Velodrome profuma di storia. Il palmares dei partenopei può contare: 2 scudetti (1986-87 e 1989-90), 3 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana ed 1 Coppa Uefa. Ricchissimo quello dell’OM: 9 titoli francesi, 10 Coppe di Francia, 3 Supercoppe francesi, 3 Coppe di Lega francese e soprattutto 1 Champions League. Club affini anche nella tradizione di squadre tecniche, costruite sui talenti individuali di grandi numeri 10. A Napoli la grandezza e la fama planetaria di Diego Armando Maradona hanno finito con l’oscurare i grandi “dieci” che al San Paolo hanno preceduto e seguito il Pibe de Oro, campioni come Omar Sivori, Dirceu, Zola. Chris Waddle supera Chicco EvaniE la collezione dell’OM non è da meno: Abedi Pelè, Enzo Francescoli, Chris Waddle, Dragan Stojkovic. Fantasisti che hanno legato i propri nomi agli anni d’oro del club marsigliese, quelli in cui misero fine al ciclo del Milan di Sacchi nel 1991 e vinsero la Coppa Campioni 1993 superando in finale quello di Capello. Il campionario di fuoriclasse dei transalpini avrebbe potuto essere impreziosito ulteriormente proprio da Maradona: Bernard Tapie arrivò a un passo dal suo acquisto, ma quando sembrava tutto fatto per il passaggio dell’argentino ai francesi, il presidente del Napoli Corrado Ferlaino fece saltare il trasferimento all’ultimo momento.

Dopo gli splendidi anni a cavallo tra gli 80′ e i 90′, per entrambe arrivò il declino. Brusco e immediato per il Marsiglia, che l’anno dopo la conquista della Champions venne travolto dallo scandalo per l’incontro addomesticato col Valenciennes (che precedeva proprio la finale di Coppa vinta col Milan). Seguirono esclusione dalle Coppe, revoca del titolo francese, retrocessione in Ligue 2.

Più lento il declino del Napoli, che parte con l’addio forzato di Maradona. Gli exploit dei Zola e Fonseca illudono ma la realtà è che i partenopei non sono più la squadra capace di contendere il titolo al grande Milan di Sacchi e Capello (anche la rivalità coi rossoneri accomunava, in quegli anni, Napoli e Marsiglia). Il calo dei risultati sportivi della squadra napoletana è accompagnato da quello economico: gli azzurri negli anni Novanta perdono progressivamente forza economica e la capacità di attrarre i migliori giocatori, e così i tempi in cui anche un campione come Bruno Giordano poteva finire in panchina sono un ricordo. Retrocessi in B nel 1998, gli azzurri disputano ben cinque delle sette stagioni successive nella serie cadetta. Non è il punto più basso, quello arriva nel luglio 2004, col fallimento e la partenza dalla serie C1. Al “nuovo” Napoli targato De Laurentiis serviranno tre stagioni per il ritorno in A, ma l’ascesa è costante e in meno di dieci anni il Napoli non solo ritorna a essere una squadra da scudetto ma, addirittura, con realistiche ambizioni europee. LECHAMPIONS EUROPA

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