

“Senza di te non andremo lontano”. Era il coro preferito dei tifosi juventini per Antonio Conte. Capitano prima, allenatore poi: un totem per tifoseria bianconera. Ora quelle parole un po’ di paura la mettono. Che ne sarà della Juventus senza il suo condottiero che ieri, come ha detto Gigi Buffon, “ha deposto le armi”? Difficile oggi dare una risposta. Anzi, clamorosamente e nonostante gli ultimi tre scudetti consecutivi vinti a mani basse, il futuro fa paura per diversi motivi.
Un mercato (gli arrivi di Patrice Evra e Alvaro Morata e la partenza di Quagliarella) portato avanti senza l’avallo dell’ormai ex allenatore, né tanto meno del nuovo. Sulla Juve incombe anche il pericolo ‘sazietà da trionfi’ (almeno in Italia), situazione gestita mirabilmente da Conte, capace di motivare i suoi anche a scudetto acquisito. Soprattutto – e qui sono nate le divergenze tra Conte e la società – resta immutato il ‘distacco’ che separa ancora la Juve dalle candidate alla vittoria della Champions League 2014-15, competizione appena cominciata con i turni preliminari. Un problema quest’ultimo che è anche il motivo per il quale Conte e la Juve si sono lasciati. Alle richieste dell’allenatore la dirigenza bianconera ha risposto in modo netto: “Non possiamo rischiare di mettere a rischio l’equilibrio di bilancio societario”.
Argomenti di mera ragioneria che non sfioravano minimamente il tecnico. L’affamato condottiero non era certo sazio di vittorie. Lui vive per queste. In Italia difficile fare meglio di quanto fatto: alla prima stagione in bianconero scudetto senza sconfitte, davanti al Milan di Ibrahimovic (e di Massimiliano Allegri, l’uomo probabilmente che guiderà la Vecchia Signora); secondo tricolore col record di gol e terzo sigillo col record di punti, ben 102!
In Europa, dopo l’uscita a testa alta di due anni fa nei quarti di finale di Champions col Bayern Monaco, poi laureatosi campione continentale; e quella a testa bassa di quest’anno con il Galatasaray (nella fase a gironi di Champions) e col Benfica (semifinale di Europa League), era imperativo fare meglio. Impossibile contro le fortezze chiamate Bayern, Real Madrid, Barcellona, PSG e Chelsea. L’exploit dell’Atletico Madrid dello scorso anno e del Borussia Dortmund due anni fa sembrano le eccezioni a una regola nota a tutti. Senza acquisti milionari in Europa si fa poca strada e col rischio di perdere giocatori del calibro di Vidal o Pogba la Juve non è certo in posizione di forza.
“La Juve è una società abituata a comprare non a vendere i suoi pezzi pregiati”: così parlava fino a poche settimane fa l’ad Beppe Marotta. Ma da qualche settimana, nonostante la tregua (senza rinnovo del contratto) dello scorso fine maggio, qualcosa è cambiato. O qualcosa non è avvenuto. Dietro alle parole di ringraziamento che ieri Conte e la Juventus si sono gentilmente scambiati, ci sono le forti divergenze. La ‘rivoluzione’ (ricambio di 10-12 giocatori) e gli acquisti chiesti dall’ormai ex tecnico dei campioni d’Italia per continuare a competere in Italia e cambiare rotta in Europa non ci sono stati. E allora saluti (al club) e baci (ai tifosi), con immenso affetto per lo strepitoso cammino fatto insieme in questi tre anni. Un percorso difficilmente eguagliabile da Allegri ma più precisamente da chiunque. La sua rabbia agonistica, la sua juventinità e la sua storia in bianconero non è merce facilmente rintracciabile. L’anno zero è cominciato. LECHAMPIONS EUROPA
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