Paris Saint Germain 2012-13

Fair play finanziario. Per molti era diventato una sorta di uomo nero: non esiste ma serve a spaventare chi ci crede. Prudenza e razionalità nella gestione dei bilanci di certe società di calcio non sono troppo dissimili da quelle di un bambino in un negozio di giocattoli, quindi ci poteva stare. Dopo aver atteso che le regole entrassero finalmente in vigore, si possono vedere i primi risultati.

Paris Saint Germain 2012-13L’Uefa ha bloccato il pagamento dei premi dovuti a 23 squadre partecipanti alle coppe europee nella stagione in corso. Le ragioni? Non hanno versato le tasse dovute all’erario nazionale; non hanno saldato i debiti con altri club o con i propri dipendenti. Un provvedimento che colpisce club di terza o quarta schiera ma anche Malaga, Sporting Lisbona, Rubin Kazan e l’Atletico Madrid, detentore dell’Europa League e della Supercoppa europea, che si è visto già congelare il premio di tre milioni di euro spettante per il successo sul Chelsea a Montecarlo nel match che ha inaugurato ufficialmente la stagione europea 2012-13.
In realtà proprio nel momento in cui il fair play finanziario rivela per la prima volta la propria esistenza conferma di non colpire (e nemmeno sfiorare) il bersaglio grosso. Nelle maglie dei controlli Uefa, guidati dall’ex primo ministro belga Jean-Luc Dehaene, non sono finiti i nomi di Paris Saint Germain, Chelsea, o dei due club di Manchester. Nessuno di questi. Né c’è traccia di Barcellona o Real Madrid. Tutte società che continuano a portare avanti campagne acquisti faraoniche senza apparente preoccupazione di pareggiare i conti. E dire che l’obiettivo del fairplay finanziario era quello di riportare i costi a un livello sostenibile, dando così la possibilità a club più piccoli ma ben gestiti di poter finalmente diventare competitivi anche in campo europeo. Illusioni. Nell’estate il Psg per Ibrahimovic, Lavezzi, Verratti, Thiago Silva, Lucas Moura, Van der Wiel ha speso 145 milioni di euro, mentre le cessioni ne hanno fruttato poco meno di 4. Il Barcellona quest’anno si è sentito poco ma per Jordi Alba e Song ha speso quasi 40 milioni di euro, incassando appena mezzo milione dallo Schalke per Affelay. I campioni d’Europa del Chelsea hanno speso 40 milioni di euro per Eden Hazard, 35 per il brasiliano Oscar, e un’altra trentina per il trio Marin, Azpilicueta, Moses, vendendo per 9 milioni di euro Raul Meireles al Fenerbahce (una delle 23 società sanzionate dall’Uefa). Il trucco dov’è? Spesso nelle sponsorizzazioni. Lo scorso anno il Manchester City firmava un accordo di 400 milioni di euro con l’Ethiad Airways (compagnia aerea appartenente alla famiglia proprietaria del club) e lanciava un progetto decennale di oltre 100 milioni di euro per la realizzazione di 15 campi di allenamento, uno stadio di 7000 posti per le squadre del settore giovanile, foresteria e 30 scuole calcio in quattro continenti. Speculazione immobiliare nei dintorni dello stadio City of Manchester utile a far quadrare i conti: “E’ un passo necessario per poter arrivare a formare una squadra con giocatori del nostro vivaio e quindi stiamo spendendo oggi per tagliare i costi domani. Le nostre spese odierne vanno viste alla luce di un piano decennale e allora si capirà che non ci sono perdite e che la gestione del nostro patrimonio è ottimale e in linea con gli auspici Uefa”. Il fiocco sul pacco. Con tanti saluti a Michel Platini che sperava di porre un freno a club-moloch che rendono le competizioni sempre più scontate e chiuse a un’elite di contendenti.
Robin Van Persie (Manchester United)L’esempio più evidente di come si possa rispettare la lettera delle disposizioni sul fairplay finanziario e violarne lo spirito arriva dal Chelsea di Roman Abramovich. Per evitare casi tipo quello del Manchester City, dove la tasca destra foraggia la sinistra, l’Uefa ha stabilito che la proprietà del club non possa coincidere con lo sponsor o comunque non deve “farne parte con un peso significativo, prendendo parte alle sue decisioni in ambito finanziario e amministrativo”. Dopo aver vinto la Champions League 2012 e incassati 70 milioni di premi per il successo nella competizione, il Chelsea ha sottoscritto un accordo triennale di “sponsorizzazione energetica” con la compagnia russa Gazprom alla quale Abramovich aveva venduto nel 2005 le sue azioni nella Sibnet per una cifra vicina ai 13 miliardi di euro. Non servono ispettori per evidenziare i rapporti che legano Abramovich (quindi il Chelsea) a Gazprom e mettere i blues al centro delle attenzioni dei controllori Uefa. Ma nessuno dei protagonisti corre rischi: Gazprom non si limita a sponsorizzare il Chelsea, lo Zenit e lo Schalke, è anche uno dei maggiori sponsor Uefa. Inutile aggiungere altro.
Il fairplay finanziario così com’è concepito non potrà mai funzionare. Molto più efficace sarebbe l’introduzione dei salary cap sul modello della Nba americana o, ancora meglio, della Major Soccer League, dove i limiti sono ancora più stringenti. Nell’ultimo calciomercato il Manchester United, nonostante un debito dichiarato di 680 milioni di sterline, ha potuto strappare all’Arsenal Robin Van Persie per 30 milioni di sterline. Chiudere regolarmente in attivo le campagne acquisti-cessioni, come fanno i gunners, porta con sé l’impossibilità di trattenere giocatori principali e di competere per i trofei, cosa che invece con altrettanta regolarità fa lo United perennemente-in-rosso. Fairplay finanziario una minaccia? Al massimo, un auspicio. ECL EUROPA

Le 23 squadre provvisoriamente sanzionate dall’Uefa
Bosnia
Borac Banja Luka
Sarajevo
Željeznicar
Bulgaria
CSKA Sofia
Croazia
Hajduk Spalato
Osijek
Spagna
Atlético Madrid
Málaga
Israele
Maccabi Netanya
Macedonia
Shkendija 79
Malta
Floriana
Montenegro
Buducnost Podgorica
FK Rudar Pjevlja
Polonia
Ruch Chorzów
Portogallo
Sporting Lisbona
Romania
Dinamo Bucarest
Rapid Bucarest
Vaslui
Russia
Rubin Kazan
Serbia
Partizan
FK Vojvodina
Turchia
Eskisehirspor
Fenerbahce
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