“E’ molto dura, sono stato recentemente in ospedale: mi hanno detto che le mie condizioni possono degenerare molto rapidamente e potrei morire in poco tempo, ma combatterò”. Fernando Ricksen è l’ultimo calciatore a rivelare di essere colpito dalla Sla. Una notizia data quasi per caso, rispondendo alla domanda dell’intervistatore della tv olandese che gli chiedeva perché parlasse così lentamente, pensando si fosse presentato in studio sotto l’effetto dell’alcool o qualcos’altro. “Perché da qualche tempo ho difficoltà a parlare, sono andato a farmi visitare e mi hanno detto che ho la Sla”. Una risposta che ha lasciato tutti basiti e sorpreso lo stesso conduttore che gli ha riconosciuto tanto coraggio per non aver cancellato la partecipazione al programma, dove doveva presentare la pubblicazione della sua autobiografia “Vechtlust” (combattente, guerriero), scritta assieme a Vincent De Vries. Vechtlust - Fernando RicksenBiografia che non parla della malattia, scoperta dopo che il libro era stato dato alle stampe. Malattia degenerativa che colpisce le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale e che, al momento, non lascia speranze. Tra le vittime anche molti calciatori italiani, tra i quali Signorini, Borgonovo, Lombardi, Rognoni.

Ricksen, 37 anni, ha giocato sino alla scorsa stagione nelle file del Fortuna Sittard, il club dove aveva cominciato, ultima tappa di una carriera ad altissimo livello che in 19 anni lo ha visto vincere la Coppa Uefa nel 2007 e la Supercoppa europea nel 2008 oltre a titoli nazionali in Scozia e Russia; e indossare maglie prestigiose come quelle della nazionale olandese, dell’AZ Alkmaar (dal 1997 al 2000), dei Rangers Glasgow (sei stagioni tra il 2000 e il 2006), dello Zenit San Pietroburgo (dal 2006 al 2009). Una carriera lunga nonostante una vita notoriamente sregolata, più da rockstar che da atleta: “Finito l’allenamento o la partita, andavo nei locali, bevevo sino alle 4-5 del mattino e poi tornavo a casa. Non ero l’unico, molti giocatori professionisti lo facevano e lo fanno. L’unica cosa che ho sempre evitato è di presentarmi al campo ubriaco”.

Incidenti in auto, multe dei club, squalifiche, problemi con gli allenatori erano la norma per Ricksen, giocatore discusso, bizzarro, problematico ma adorato dai tifosi che ne apprezzavano la generosità e la cattiveria agonistica. Nel libro c’è tutto questo e di questo si sarebbe dovuto parlare, si può capire allora lo choc generale nel vedere balbettare, quasi in lacrime, quello che sino a pochi mesi fa era ancora per tutti un intimidatore, un duro capace di farsi scivolare addosso con la stessa indifferenza critiche, falli di gioco, aggressioni (come quella subita da un tifoso dell’Aberdeen). Un destino doppiamente crudele quello di Ricksen, che aveva appena cominciato la carriera di allenatore, colpito dalla malattia proprio nel momento in cui ha scoperto, parole sue, “l’amore grazie a mia moglie Veronica e mia figlia Isabella. Con loro è iniziata la mia seconda vita. So bene che è difficile ma dovrò lottare per loro”. Vecht lust sino in fondo. ECL EUROPA

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