Gerd Muller, con la coppa intercontinentale vinta nel 1976

A 75 anni è scomparso Gerd Muller. Una notizia che colpito ma non sorpreso la comunità calcistica mondiale. Nel 2015 il Bayern aveva rivelato al mondo che l’ex centravanti era malato di Alzheimer. Solo qualche mese fa erano circolate voci, poi smentite, della sua morte.

Ora non solo la Germania ma tutto il mondo del calcio prova a colmare il vuoto della scomparsa con la celebrazione di un mito unico nel suo genere. Anzi l’inventore di un genere: il goleador per eccellenza, quello che trasforma in rete ogni passaggio, ogni palla vagante. Gerd Muller era questo: Der bomber.

Con lui l’opportunismo sotto porta viene perfezionato e portato a un livello per cui diventa arte. La sicurezza di un gol a partita. Un capitale sul quale puoi scommettere a occhi chiusi e assemblare una squadra, sviluppare una filosofia di gioco.

Sui gol di Gerd Muller il Bayern Monaco ha costruito la sua leggenda e negli anni Settanta è diventato “il Bayern”, la squadra capace di dominare in Europa e nel mondo, negli stessi anni in cui la Germania ovest dominava le competizioni per nazionali. A livello di club e in nazionale Muller era circondato da fuoriclasse come Sepp Maier, Franz Beckenabuer e Paul Breitner. Brillare in un simile firmamento non era facile, per riuscirci dovevi avere doti eccezionali. Muller aveva quella di mettere il timbro alle vittorie, di suggellare il dominio e la supremazia di quelle squadre, capace com’era di produrre nel momento più importante gol decisivi sia nelle giornate di grazia (la doppietta nel 3-0 della Germania sull’Unione Sovietica nella finale degli Europei 1972) che in quelle più opache o difficili, come il 2-1 nella finale del mondiale 1974, in rimonta dopo il gol di Neeskens, contro l’Olanda di Johan Cruyff.

Quella partita rappresenta anche l’ultima apparizione del centravanti del Bayern in nazionale, che a 28 anni chiude con l’incredibile cifra di 68 gol in 62 partite, tra i quali 10 gol nel mondiale messicano e 4 in quello tedesco. Abbandonata la nazionale continuerà a segnare e vincere con la maglia del Bayern sino al 1979, per poi passare alla Nasl e chiudere la carriera con la maglia dei Fort Lauderdale Strikers.

Gerd Muller era l’antitesi dei campioni da youtube, delle foche da spiaggia. La sua grandezza la rivelano le cifre, che per una volta non mentono né sono fuorvianti: un pallone d’oro, due scarpe d’oro, un Europeo, un Mondiale, quattro campionati tedeschi e quattro coppe nazionali, tre Coppe dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale. Tra nazionale e club 730 reti in 788 partite. Numeri che spiegano l’aura di mito capace di sopravvivere al tempo che passa. Muller era e rimane il padre putativo di una specifica tipologia di centravanti: i finalizzatori. Quelli che si materializzano in area di rigore e ai quali basta un tocco per trovare la via del gol: Paolo Rossi, Gary Lineker, Filippo Inzaghi, Mauro Icardi. Attaccanti diversi accomunati dall’istinto di farsi trovare o comparire nel posto giusto al momento giusto e di chiudere qualunque azione col tocco più semplice e, per questo, più efficace.

Un profilo che al momento nessuno incarna meglio di Robert Lewandowski che lo scorso campionato, con la maglia dei Bayern, ha saputo superare di una rete il record di 40 gol in campionato, realizzato da Muller nella Bundesliga 1971-72. Un record che sembrava impossibile superare. L’impresa del polacco non ha cancellato Muller ma ha ricordato ai più vecchi e fatto scoprire ai più giovani la sua grandezza. LECHAMPIONS EUROPA

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