Rudi Garcia
Rudi Garcia
Rudi Garcia, tecnico della Roma

Sette vittorie su sette partite di campionato non potevano passare inosservate. Soprattutto se a metterle assieme è la Roma, squadra che nelle ultime stagioni aveva trasformato l’incostanza in un marchio distintivo.
Sorprende tutto della “nuova” Roma, che insieme a Juventus, Napoli e Inter si giocherà lo scudetto 2013-14. Sembrano lontanissimi gli alti e bassi delle gestioni di Luis Enrique, Zeman, Andreazzoli. Così come sembrano passati anni anziché pochi mesi dalla sconfitta nella finale di coppa Italia contro la Lazio.
I giallorossi hanno motivi per sorridere in ogni campo. Capolista a punteggio pieno della serie A; il titolo in Borsa vola (ieri +24%); il Wall Street Journal ha dedicato una pagina alla Roma americana dove sottolinea che “delle 7 squadre di A con 7 vittorie iniziali solo l’Inter nella stagione 1966-67 non ha vinto lo scudetto”. Risultati figli anche di un mercato ancora una volta sapiente, che restituisce giusto lustro alla stella di Sabatini, appannata durante la disastrosa coabitazione con Baldini (a Trigoria non finiranno mai di ringraziare il Tottenham per aver rimosso l’equivoco).
E poi c’è Rudi Garcia, passato da rudi-chi? a mito nel giro di poche settimane. E anche quel volto da comparsa di un western di serie B, ora è diventato quello di un duro, un Clint Eastwood della panchina. Insomma l’euforia attorno a Trigoria è già alle stelle e l’impatto di Garcia viene esaltato come quello di Mourinho all’Inter. Nel clima di esaltazione collettiva ci sta anche che il ct azzurro Cesare Prandelli apra le porte della nazionale a Francesco Totti in vista dei Mondiali 2014: “Se dovessi partire oggi per il Brasile lo convocherei senza nessun dubbio”. Buone prestazioni, accompagnate da gol decisivi (due nell’ultimo match vinto in casa dell’Inter per 3-0) per il capitano che insieme al rinato De Rossi, alla conferma di Florenzi e ai nuovi acquisti Strootman, Benatia e Gervinho sta facendo sognare il popolo giallorosso. Chi si ricorda più di Lamela, Osvaldo e Marquinhos?  Averne cancellato il ricordo in così breve tempo è un grande merito, che si potrebbe rivelare decisivo nella corsa al titolo: il peggior nemico della Roma è sempre stata l’umoralità della piazza, saper tenere i nervi saldi senza raffreddare l’entusiasmo dei tifosi è la combinazione che può mettere le ali ai piedi di una squadra forte ma che sembra (sulla carta) leggermente inferiore a Juventus e Napoli.
Avere al timone Rudi Garcia è una garanzia. Il tecnico francese ha dimostrato in passato di riuscire a sovvertire pronostici sfavorevoli e saper guidare al titolo squadre non più abituate alla lotta in alta quota: col Lille nel 2011 ha vinto il campionato francese e la coppa di Francia. Arrivato in punta di piedi è riuscito nel giro di pochi mesi a plasmare una squadra che gioca un ottimo calcio, diverte e si diverte, segna tanto, incassa solo un gol in 630′ e, soprattutto, vince e convince. Difficile pensare a un’inversione di tendenza: i capitolini quest’anno non hanno nemmeno gli impegni europei (e Garcia ha optato per un programma di allenamento settimanale leggero) e aspettano con ansia il pieno recupero di Mattia Destro. Due motivi validissimi per coltivare quel sogno che manca dal 2001 quando in panchina c’era Fabio Capello e ai gol ci pensava Gabriel Batistuta. A Roma la parola scudetto è vietata ma tutti (a ragione) cominciano a crederci. ECL EUROPA

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