Prima il Lens poi il Le Havre. Ne arriveranno altri. La crociata contro la razzia dei talenti altrui è appena agli inizi.

Gael Kakuta, promettente punta del Chelsea “Decisione giusta e ineccepibile” così il presidente del Lens Gervais Martel ha comentato la condanna della Fifa al Chelsea per l’acquisto irregolare, avvenuto nel 2007, del giovanissimo Gael Kakuta. Il club transalpino era ricorso alla Federazione internazionale per denunciare “una palese violazione delle regole: il giocatore era sotto contratto con noi, il Chelsea è venuto, l’ha contattato quando aveva 16 anni, non avrebbe potuto farlo, e se l’è portato via”. Quasi 800mila euro di multa, quattro mesi di sospensione per il ragazzo e soprattutto il divieto per il Chelsea di acquistare giocatori sino al gennaio 2011 è la sanzione stabilita dalla Fifa. Un’enormità secondo i legali dei blues che hanno preannunciato “il più forte e ben argomentato dei ricorsi”.
Da quando è arrivato a Stamford Bridge Kakuta ha preso parte solo al campionato riserve e lo scorso anno era stato premiato come miglior giocatore delle giovanili, prima che una serie di infortuni ne rallentassero il cammino verso la prima squadra. L’impressione è che quello di Kakuta sia l’inizio di un nuovo corso che consiglierà maggiore prudenza e rispetto delle regole ai grandi club, impegnati ormai a far razzia dei migliori 15-16enni dei settori giovanili altrui. Operazione molto più economica del tenere in piedi una struttura che recluti, segua e cresca in casa giocatori dall’età di 8 anni sino alla prima squadra. Meglio prendere il prodotto “quasi finito” forgiato altrove.
Arturo Lupoli, con la maglia dei gunnersEsemplare in questo senso il caso del Parma che nel 2004 si era visto portare via i 17enni Arturo Lupoli e Giuseppe Rossi, rispettivamente da Arsenal e Manchester United. I red devils più recentemente hanno ripetuto l’operazione con l’allora 16enne Federico Macheda strappato alla Lazio nel 2007 e col 16enne Paul Pogba sottratto al Le Havre la scorsa estate. Anche il club della Normandia aveva portato in giudizio la società di Old Trafford e conta di ottenere un verdetto favorevole. Anche se il Le Havre ha il precedente non incoraggiante del ricorso contro il Newcastle, che nel 2004 aveva messo sotto contratto il giovanissimo prodotto del vivaio della squadra francese Charles N’Zogbia. In quell’occasione la Fifa considerò valida l’operazione. Il Manchester United si difende sostenendo che il caso di Pogba è uguale a quello di N’Zogbia e non certo a quello di Kakuta: “Abbiamo fatto tutto rispettando le regole”.
E’ scorretto dire che il Le Havre prova a cavalcare la tigre. Infatti già al momento dell’annuncio da parte dei Red devils dell’acquisto di Pogba, capitano della nazionale francese under 16, il club transalpino aveva contestato il comportamento dello United con un comunicato ufficiale: “Desideriamo esprimere la nostra indignazione per il comportamento dei dirgenti del Manchester United. Stupido e inaccettabile proprio perché messo in atto da un club di tale livello. In un momento in cui anche a livello comunitario ci si schiera contro il commercio di minori, il Manchester United non esita a portare via un ragazzo di 16 anni”. Adesso il direttore del club Alain Belsoeur rilancia e spiega: “Una nostra vittoria è nell’interesse non solo del club ma dell’intero movimento. Su un bilancio di circa 12 milioni di euro, ne spendiamo ogni anno circa cinque milioni per il settore giovanile. Un grande investimento che non ha senso se poi non possiamo mandare i ragazzi in prima squadra, perché arriva qualcuno che a 16 anni se li porta via. Non siamo mica il settore giovanile del Manchester United”. Ma è proprio quello vogliono i big, sempre più fabbrica delle illusioni: la maggior parte dei talenti in erba rastrellati qua e là, finisce nel dimenticatoio. Ex a vent’anni. ECL