Rafa Benitez
Rafa Benitez
Rafa Benitez

“Se giochiamo come contro il Besiktas non dobbiamo temere nulla, perché sono certo che riusciremo a qualificarci” parola di Rafa Benitez, manager del Liverpool. Un punto dopo tre gare, ultimi nel girone più abbordabile del torneo: un bilancio disastroso per qualunque squadra di rango figurarsi per i vicecampioni d’Europa in carica. Ma l’allenatore spagnolo è su tutt’altra lunghezza d’onda. “I giocatori hanno lavorato duro e dato tutto, non posso certo lamentarmi. Anche i tifosi possono stare tranquilli”.
Il Besiktas vincendo 2-1 una sfida che i reds, a sentire le dichiarazioni pre-gara, “dovevano assolutamente vincere” ha messo a nudo quella contraddizione che da tre anni tiene in piedi il matrimonio Benitez-Liverpool. Un gol all’ultimo minuto contro l’Olympiakos, undici minuti di ferocia agonistica e tre gol contro il Milan nella finale di Istanbul più le parate di Dudek, hanno tenuto in sella Rafa Benitez, capace quasi di bissare l’impresa lo scorso anno sempre contro i rossoneri. Pochissimi possono vantare due finali di Champions league in tre anni. Ma se si guarda a come questi (ottimi) risultati sono stati ottenuti il giudizio cambia. Il gioco delle sue squadre non è certamente da vertici del calcio europeo, anzi. Benitez è uno dei migliori allenatori al mondo quando si tratta di fermare gli altri. In pochi sanno far giocare male gli avversari come lui, la situazione si capovolge quando è la sua squadra a dover costruire e imporre il gioco. Qui gli schemi diventano ripetitivi, macchinosi e prevedibili. E la situazione non viene migliorata dal turnover che da tre anni a questa parte ha reso il reparto offensivo dei reds il più instabile e inefficace dell’intera Premiership. Non ingannino alcune goleade contro team minori impietriti dal mito di Anfield: il Liverpool gioca male. In un triennio lì davanti si sono alternati Cissé, Bellamy, Fowler, Luis Garcia, Kewell, Kuyt sino agli ultimi arrivi di questa estate Torres e Voronin: gente che arriva con pedigree o promesse da attaccanti di rango che all’improvviso balbettano o si inceppano. Cambiano i nomi ma non c’è verso di vedere un calcio fluido. Quello che a Wenger è riuscito in tre mesi a Benitez non è riuscito in tre anni. L’ultima sconfitta rimediata in Turchia non è certo figlia della sfortuna alla base dell’autogol al 13′ di Hyppia, colpito da un pallone rilanciato da Carragher che ha incocciato prima Steve Finnan poi il centrale finlandese carambolando alle spalle di Pepe Reina. C’erano quasi ottanta minuti per raddrizzare la partita ma invece dell’1-1 è arrivato, all’82’, il raddoppio dei padroni di casa con Bobo. Il bel colpo di testa in tuffo di Gerrard all’85’ ha reso il punteggio un filo più onorevole ma nient’altro. Ancora tre partite per capire se l’equivoco Benitez proseguirà o meno. Nell’altra partita del girone A pareggio 1-1 tra il Marsiglia e il Porto: francesi in vantaggio con Niang al 69′ si fanno raggiungere dal Porto dieci minuti dopo con Lucho Gonzales su rigore, sprecando l’opportunità di ipotecare, con nove punti in tre gare, il passaggio del turno. LECHAMPIONS EUROPA

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