Ray Clemence (Liverpool), mostra la Coppa Campioni appena conquistata nella finale di Roma, 25 maggio 1977 LECHAMPIONS © 2020 Article content. All rights reserved.

Ray Clemence (1948-2020)

A 72 anni è morto Ray Clemence. Notizia che getta nuovamente in lutto il mondo del calcio inglese, che solo due settimane fa piangeva il campione del mondo 1966 Nobby Stiles.

Gran senso della posizione, la capacità di saper tirare fuori la parata decisiva sull’unico tiro ricevuto nei novanta minuti, una precisione chirurgica nei lanci lunghi con le mani e con l’ottimo piede sinistro, Ray Clemence è stato il più grande portiere della storia del Liverpool. Prima di lui nessuno poteva pensare di togliere questo titolo a Elisha Scott, portiere dei reds dal 1912 al 1934. Per riuscirci era necessario fare qualcosa di eccezionale e Clemence c’è riuscito.

Acquistato dallo Scunthorpe nel 1967 da Bill Shankly, Clemence è la riserva di Tommy Lawrence, un altro pezzo di storia di Anfield. Lawrence è il portiere della promozione dalla seconda divisione nel 1962, dei due titoli nel 1964 e 1966, della prima Fa Cup vinta dai reds nel 1965, della semifinale di Coppa Campioni persa contro l’Inter di Herrera e della finale di Coppa delle Coppe persa ai supplementari contro il Borussia Dortmund. Ma la parabola di quel Liverpool, capace di passare dalla serie B inglese ai vertici d’Europa, si chiude improvvisamente il 21 febbraio 1970, con l’eliminazione dalla Fa Cup per mano del Watford. L’1-0 subìto a Vicarage Road spinge Shankly a metter fine al ciclo dei Tommy Lawrence e Ron Yeats, rimpiazzati dalla partita successiva con Clemence in porta e Tommy Smith nel ruolo di capitano e leader della difesa.

E proprio Clemence e Smith sono gli eroi della prima finale di Coppa Campioni vinta dal Liverpool. Il 25 maggio 1977 all’Olimpico di Roma i reds affrontano il Borussia Moenchengladbach di Bonhof, Stielike e Simonsen, che in Germania hanno messo fine al dominio del Bayern, vincitore delle ultime tre Coppe campioni. La squadra allenata da Udo Lattek punta alla successione dei connazionali anche sul tetto d’Europa. Ma a Roma trovano una squadra che proprio quel giorno avrebbe aperto un ciclo nella competizione più importante d’Europa. Dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio grazie a un gol di Terry McDermott, i reds vengono raggiunti sull’1-1 al 51′ dal futuro Pallone d’oro Allan Simonsen. Sarà l’unico gol subìto da Clemence in tre finali di Coppa Campioni. Il gol del danese cambia volto alla gara: ora i tedeschi hanno la partita in pugno, mentre i ragazzi di Bob Paisley sono alle corde. Alle corde, non al tappeto: il portiere di Skegness tiene in piedi i suoi: al 63’ si ritrova solo davanti a sé Stielike e gli nega il raddoppio.

Intervento che si rivelerà cruciale, che riporta alla memoria il rigore parato da Clemence a Jupp Heynckes nella finale di andata di Coppa Uefa 1973 contro il ‘Gladbach: 3-0 ad Anfield anziché 3-1 e l’importanza della parata fu chiara a tutti quando i reds persero 2-0 in Germania la gara di ritorno. La differenza tra vincere e perdere una competizione. E anche quella su Stielike a Roma si rivela ugualmente decisiva: due minuti Tommy Smith, alla 600ma partita col Liverpool, gira di testa in rete su calcio d’angolo. All’82’ l’ennesima accelerazione di Keegan manda in tilt Vogts che lo stende in area: Phil Neal trasforma il rigore che chiude sul 3-1 la finale della prima delle sei Coppe Campioni conquistate dal Liverpool. Tre di queste hanno Ray Clemence tra i pali. Dopo il successo di Roma, arriveranno l’anno dopo quello di Wembley contro il Bruges e quello del 1981 di Parigi contro il Real Madrid.

Proprio negli spogliatoi del Parco dei Principi Clemene matura la scelta di chiudere la carriera al Liverpool, per trovare nuovi stimoli altrove. Lo fa dopo aver saltato appena sei partite nelle 11 stagioni da titolare, aver stabilito il record di minor numero di gol subiti (16 in 42 partite nel campionato 1978-79) e aver vinto, oltre alle tre Coppe dei Campioni, due coppe Uefa, una Supercoppa europea, cinque campionati, una coppa d’Inghilterra, una coppa di Lega, cinque Charity shield (da qualche anno ribattezzata Community).

Dopo 665 partite coi reds passa al Tottenham di Hoddle e Ardiles. E’ il trasferimento più importante del calciomercato inglese 1981. L’avventura con gli spurs parte bene: alla prima stagione conquista Charity Shield e Fa Cup. Il seguito sarà meno entusiasmante: prima del ritiro nel 1988 arriverà solo la Coppa Uefa 1984, che lo vedrà in panchina (causa infortunio) proprio nella finale vinta ai rigori sull’Anderlecht.

Tra il 1972 e il 1983 in nazionale contende a Peter Shilton l’eredità di Gordon Banks e colleziona 61 presenze. Avrebbero potuto essere molte di più. Nel 1996 con l’arrivo di Sven Goran Eriksson sulla panchina della nazionale inglese, entra a far parte dello staff del ct come allenatore dei portieri. Nel 2005 la notizia del cancro alla prostata. Nel 2010 l’onorificenza di baronetto. Il 15 novembre 2020 il comunicato della famiglia: “Dopo aver lottato duramente per tanto tempo, adesso è in pace e ha smesso di soffrire”. LECHAMPIONS EUROPA