Non si scherza più: due partite, un solo gol. Bilancio misero per una competizione che finora ha viaggiato a una media di due gol e mezzo a partita. L’andata delle semifinali di Europa League ha dimostrato che la posta in gioco si è fatta pesante e i tatticisimi hanno preso il sopravvento.
Ad Amburgo nella HSV Northbank Arena si sono fatte le prove generali della finale che si giocherà in quello stadio tra tre settimane. Lo stadio stracolmo ha superato la prova assieme ai tifosi dell’Amburgo, encomiabili nel sostenere una squadra che ha fatto ben poco per giustificare tanto entusiasmo. Contro un Fulham che definire prudente è un eufemismo (Rost non ha ricevuto un tiro inglese in novanta minuti), la squadra di Labbadia non è riuscita a impegnare il portiere australiano Schwarzer prima del 70′. Sino a quel momento tanto mulinare a vuoto. Negli ultimi venti minuti di gara i padroni di casa vanno vicini al gol in tre occasioni con tiri dalla lunga distanza di Pitroipa, Trochowski e del rientrante Petric ma Schwarzer si supera in due occasioni ed è graziato nella terza. Bilancio miserello per una semifinale che prometteva parecchio.
Più vibrante la sfida al Vicente Calderon tra Atletico Madrid e Liverpool ma anche qui lo spettacolo è stato ridotto ai minimi consentiti. Il gol partita per i Colchoneros arriva al 9′ grazie a un buco del greco Kyrgiakos su cross dal fondo di Jurado, che consente a Forlan di colpire di testa da pochi passi, la palla però rimane lì e la punta uruguayana ha il tempo di colpire una seconda volta di piede per superare Reina e rendere vano il tentativo disperato di Jamie Carragher di salvare in rovesciata sulla linea di porta. Tre minuti dopo l’arbitro Laurent Duhamel evita il raddoppio di Forlan, bloccando per un fuorigioco inesistente la fuga solitaria della punta verso Reina. Il direttore di gara francese si ripete pochi istanti dopo annullando il pareggio di Benayoun, anche qui per un offside che non c’era. Sarà l’unico lampo della gara dei reds. Gli 81 minuti che seguono il gol dei padroni di casa sono una dimostrazione di impotenza della squadra inglese. C’è molto di Benitez in questo. Il tecnico spagnolo al Vicente Calderon decide di schierare un inedito 4-4-2 anziché il solito 4-2-3-1: Steven Gerrard viene piazzato come seconda punta accanto all’inconsistente Ngog (si muove come uno struzzo e sarebbe leggerino pure per la seconda divisione francese), sostenuti, si fa per dire, da un quartetto di centrocampo formato da Kuyt, Lucas, Mascherano e Benayoun. Dei quattro solo l’israeliano è in grado di saltare l’uomo o inventare qualcosa. Ma se la costruzione passa da Mascherano o Lucas, mediani di contenimento vecchio stampo in difficoltà piure nei retropassaggi, è notte fonda per tutti. L’equivoco ha condizionato l’intera stagione del Liverpool: ceduto Xabi Alonso, si è comprato l’infortunato Aquilani per sostituirlo e si è poi preferito puntare sulla coppia di incontristi. Di fronte a avversari così l’unica preoccupazione di De Gea è restare sveglio. Gerrard lo capisce meglio di tutti e prova a sorprenderlo con un tiro da 55 metri che sorvola la traversa. L’Atletico dal canto suo sceglie proprio la corsia centrale per colpire e solo la bravuta di Reina evita il raddoppio al 57′, quando dice no a un bellissimo tiro di controbalzo di Simao, deviando col palmo della mano una conclusione sul primo palo a botta sicura. Il portiere spagnolo si ripete al 75′ stavolta con la collaborazione provvidenziale di Jamie Carragher che evita in scivolata il tap-in di Reyes. In assenza di Torres e Aguero lo spettacolo è stato fornito proprio dall’ex attaccante dell’Arsenal: ispirato e in forma fisica smagliante, sembra tornato il giocatore ammirato ad Highbury. ECL
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